Mondo, Colori, Emozioni

Parlando di colori si potrebbe affrontare la tematica da diverse prospettive, la natura, l’arte, l’estetica, la fisica, la moda, solo per citarne alcune, ma i colori sono il mondo. Come riportato nella Creazione, (Genesi I,3), Dio disse «Sia la luce!». E la luce fu. E il mondo fu a colori.

Per chi ha vissuto l’epoca della televisione in bianco e nero che, ad un certo punto ha portato in casa il mondo a “colori”, il tema è particolarmente affascinante. Negli stessi anni Ottanta veniva firmata anche la campagna di Oliviero Toscani, il grande fotografo scomparso recentemente, “tutti i colori del mondo”, che trasformava il noto marchio in United Colors of Benetton.

Il mondo diventava sempre più globalizzato e contestualmente sempre più a colori. Con nuove e originali modalità di comunicazione, i colori tingevano in un grande affresco irenico, diversità e contrasti, avvolgendo tutto in un ideale arcobaleno. 

Eravamo ovviamente in un contesto nazionale ed internazionale di espansione consumistica e di edonismo, molto diverso da quello odierno che assomiglia più a un ritorno al bianco e nero, che crea un senso di sospensione, segno dei tempi che stiamo vivendo.

Il drappo con i colori dell’arcobaleno è la più nota tra le bandiere della pace, usata durante la prima edizione della marcia per la Pace Perugia-Assisi del 1961 da Aldo Capitini, fondatore del Movimento Nonviolento. Fu ispirata da simboli simili utilizzati in manifestazioni del mondo anglo-americano, dove ebbe come sponsor, tra gli altri, il filosofo, matematico e attivista Bertrand Russell.

La psicologia dei colori è un’altra interessante prospettiva, sia perché questi possono stimolare la mente sia perché possono avere capacità curative, come nella medicina alternativa della cromoterapia. 

I colori vengono sempre più sfruttati in modo sofisticato anche dalle tecniche di neuromarketing, per creare “ambienti” e sensazioni favorevoli, in grado di incidere sulle nostre emozioni e sulle nostre scelte.

Jung, fondatore della psicologia analitica, studiò a fondo i colori ma, più in generale diede grande importanza all’immaginale come funzione di mediazione tra conscio e inconscio. Studiò a lungo i mandala, introducendoli anche in campo terapeutico, scrivendo diversi saggi e disegnando le immagini interiori che scaturivano dal suo inconscio (dèi, demoni, mostri, donne) nel Libro Rosso (il Liber Novus), a cui lavorò per diversi anni dal 1913 al 1930, periodo in cui cercò di risolvere la sua crisi esistenziale e ritrovare il contatto con sé stesso. 

Nell’opera Psicologia e Alchimia, pubblicata nel 1944, dopo svariati anni di studio di testi alchemici, Jung affronta l’analisi del concetto alchimistico d’immaginazione. Il significato esoterico dell’alchimia non è infatti quello della trasformazione della materia, attraverso la ricerca della pietra filosofale, ma è metaforicamente la trasformazione del Sé e lo sviluppo spirituale che per Jung è il principio di individuazione. Se si percorre il processo di individuazione a tappe di Jung, in analogia al processo alchemico, possiamo identificare i seguenti passaggi associabili ai colori:

la prima tappa, corrispondente alla Nigredo (Putrefazione) degli alchimisti, caratterizzata dall’archetipo dell’Ombra e dal colore nero che indica ansia, angoscia, depressione ma che coincide con l’inizio della trasformazione interiore;

la seconda tappa, corrispondente all’Albedo (Purificazione) alchemica, è caratterizzata dall’incontro con l’archetipo dell’Anima per il maschio e l’Animus per la donna e dal colore bianco che simboleggia il risveglio, la rinascita;

la terza tappa, corrispondente alla fase alchemica intermedia detta Citrinitas (Illuminazione), è caratterizzata dall’incontro con il Vecchio Saggio, corrispettivo maschile della figura Grande Madre e rappresentata dal colore giallo, stante a simboleggiare la saggezza e la serenità d’animo;

la quarta tappa, la Rubedo in alchimia, è caratterizzata dall’incontro con l’archetipo del Sé quale summa del percorso di individuazione (unione di conscio e inconscio), rappresentata dal colore rosso, come gioia e pienezza.

Secondo le teorie di Jung, esistono immagini primordiali, denominate archetipi, che hanno a che vedere con una sedimentazione naturale e storica di processi energetici che l’uomo si ritrova ad operare anche in modo involontario tra cui, oltre le immagini, anche i simboli e i colori, che evocano aspetti universali della psiche umana. Dai suoi vari scritti, emergono le seguenti corrispondenze:

il bianco assegna uno speciale requisito di «somiglianza divina» tanto che l’albino viene considerato sacro in molte comunità primitive;

il nero, legato alla morte e al lutto, ma anche alla rinascita e al rinnovamento. Il nero, come ombra, può rappresentare la fine di un periodo così come la possibilità di una trasformazione interiore;

Il rosso, simbolo del sentimento e della passione può essere associato all’energia vitale o alla violenza;

Il blu, indica spesso la funzione del pensiero, e può simboleggiare la tranquillità, la spiritualità o la ricerca di verità;

Il verde, indica la potenziale tendenza all’azione positiva vitale, è spesso legato alla crescita, alla natura e alla speranza.

Molte religioni e filosofie orientali e più in generale diverse culture, associano ai colori, emozioni specifiche. 

Queste proprietà sono suffragate in modo più completo ed approfondito anche dagli studi più moderni delle neuroscienze, che mettono in luce le relazioni tra percezioni sensoriali, emozioni e cognizioni.

La prospettiva che lega colori ed emozioni è particolarmente interessante, perché i colori posso influenzare le nostre tonalità emotive e aiutare a riequilibrare i nostri stati d’animo, migliorando il benessere psico-fisico. 

Associare emozioni ai colori non è un gioco, ma un metodo utile per il benessere, la crescita personale e la trasformazione del Sé, entrando in risonanza con il mondo stesso, un mondo a colori.