Intervista a Salvador Gaudenti

Salvador Gaudenti è un artista italo-argentino nato a Buenos Aires nell’aprile del 1958 da genitori italiani originari della Calabria, che si erano trasferiti in Argentina dopo la Seconda Guerra Mondiale.  La sua duplice eredità culturale ha influenzato profondamente la sua arte, combinando elementi delle sue radici italiane con l’esperienza vissuta in Argentina. Oltre alla pittura, Gaudenti ha esplorato altre forme d’arte, tra cui la scultura, e ha dedicato parte del suo lavoro a figure iconiche come Diego Armando Maradona.

Ringraziamo fortemente Alessandro Dramisino, manager dell’artista, per la preziosa collaborazione.

Maestro Salvador Gaudenti, come descriverebbe il Suo stile artistico e quali tecniche predilige nelle sue opere?

Non è molto semplice descrivere il mio stile artistico. Credo che non sia catalogabile facilmente, penso che la mia arte sia molto urbana, da strada, questo è per quanto riguarda lo stile. Per quanto riguarda invece la tecnica utilizzo qualsiasi cosa per rendere piacevole, entusiasmante, arrapante quello che ho in testa! (Sorride).

Quali artisti o correnti artistiche hanno influenzato maggiormente il Suo lavoro?

Credo sia stato Toulouse-Lautrec con le sue locandine i suoi manifesti ad influenzarmi maggiormente. I suoi lavori ricreavano un’atmosfera molto urbana, molto particolare, avvolgente, passionale… Poi Modigliani, Picasso, Andy Warhol la Pop Art… Credo che poi in fin fine la mia arte coinvolga tutti questi grandi artisti…

Può raccontarci del Suo percorso? Come è iniziata la sua carriera e quali esperienze l’hanno maggiormente formata?

Il mio percorso artistico inizia da giovane in Argentina, frequentando l’accademia a Buenos Aires, che poi ho dovuto lasciare per motivi di ribellione… Volevo giocare a calcio, che amavo troppo… Sono stato influenzato molto dall’immigrazione italiana e da quella spagnola, che hanno fatto sì che il Tango diventasse uno dei miei cavalli di battaglia, dei miei più grandi successi a livello internazionale. Ho collaborato con l’ambasciata Argentina per tanti anni, promuovendo il Tango Argentino nel mondo, e fu questa la prima fase che mi ha formato definitivamente.

Cosa La ispira nella creazione delle sue opere? Ci sono temi ricorrenti o messaggi che desidera trasmettere attraverso la Sua arte? 

L’ispirazione che porta alla creazione delle mie opere credo venga soprattutto dalla strada; Sono certo che sia uno dei migliori palcoscenici per potersi esibire… Il messaggio che voglio esprimere ed esternare è paragonabile al racconto del viaggio di chi osserva le mie opere, che spero gli rimangano impresse per sempre…come quando senti il profumo dell’erba che brucia in estate, come quando la primavera fiorisce, come una bella canzone che te la porti per sempre, anche se passano gli anni ce l’hai sempre dentro di te! 

Come nasce una Sua opera, dal concepimento dell’idea alla realizzazione finale?

Un’opera nasce, almeno nel mio caso, attraverso la curiosità… Tutto quello che mi circonda, che gira intorno a me, è fonte d’ispirazione… quindi colori, muri, mattoni, un pezzo di strada, la natura, qualunque cosa mi possa ispirare che poi naturalmente io la rielaboro e la realizzo e la definisco a modo mio.

Diego Armando Maradona occupa un posto speciale nella Sua produzione artistica. Cosa rappresenta per Lei Maradona e cosa l’ha spinta a dedicargli diverse opere?

Prima ancora di artista, io nasco calciatore… Ho incontrato Diego e l’ho affrontato quando ero ragazzo e giocavo nel River Plate e Diego negli Argentinos Junior. Mi innamorai subito del suo modo di giocare delle sue follie… e quando in me entra in gioco “l’artista Diego” lui diventa il mio punto di forza della mia carriera, considerando che Maradona è il Dio del calcio, e una delle pop star più amate e conosciute del pianeta… il che significa che se io dipingo Diego a modo mio, uscirà e entrerà in tutto il mondo per il suo essere planetario…

Può parlarci della mostra “Maradona è mille culure” e di come è nata l’idea di questo omaggio?

La mostra di “Maradona è mille culure” nasce attraverso una mia visione. Io, oltre ad essere un artista, sono anche imprenditore di me stesso… Ho la visione di come un artista dovrebbe essere amato, promozionato, cavalcato, coccolato e debbo tanto al mio unico Manager Alessandro Dramisino, il quale ha saputo interpretare le mie idee e visioni e trasformarle in realtà. Con lui abbiamo fatto passi da gigante, le mie opere sono esposte nel Museo Cammarota a Nola, nel Museo Vignati ai Quartieri Spagnoli. Posseggono le mie opere Nino D’Angelo, Bruno Giordano, Beppe Bruscolotti, Jolanda De Rienzo,Criscitiello, El Pampa Sosa, Francini, Carrannante, Ciro Novellino, Mario Artiaco, Nicola ed Enzo Raccuglia (Creatori e Proprietari del grande Marchio Ennerre),Daniel Arcucci (Il Biografo di Diego), Nazareno Casero (Attore protagonista della Serie su Diego “Sogno Benedetto”),Pedro Pasculli (Campione del Mondo México ’86, nonché amico fraterno di Diego); lo stesso Pedro sarà il Testimonial della mia nuova Opera “D10S”, insieme a tantissimi altri. La mostra fu fatta al club Napoli di Castrovillari e fu un grande successo. Trovai grande sostegno tra tutti. Voglio citare Luca Donadio, grande tifoso di Diego, avvocato di mestiere: insieme a lui siamo riusciti a conquistare questo pezzo di Calabria!

Ha realizzato sculture dedicate al campione argentino, come “Maradona Dejà Vu”. Qual è il significato di quest’opera e come è stata accolta dal pubblico?

Il “Deja vu”, che è a Largo Maradona, credo sia un’opera incredibile, se non altro perché è concepita con uno stile molto moderno e contemporaneo. In realtà, oserei dire che è antico e moderno allo stesso tempo… È qualcosa che non puoi catalogare, classificare. È un’immagine che si triplica, che si fa in “3” con le maglie che lui ha veramente amato: il Boca Junior, il Napoli e l’Argentina. Ha avuto ed ha a tutt’oggi un grande successo, quel posto è ritenuto un luogo di culto calcistico, un punto di riferimento per il mondo intero. Passano e ammirano la mia statua milioni di persone all’anno…

Quali sono le principali sfide che ha affrontato nel mondo dell’arte e quali le soddisfazioni più grandi della Sua carriera?

Le sfide nel mondo dell’arte sono veramente tante, è un mondo particolare, cavernicolo… nel vero senso del termine. Un mondo di caverne dove è difficile trovare la luce. Credo che oggi il mondo dell’arte non sia rivolto solo verso le cose incredibili, affascinanti, ma rivolga la sua attenzione soprattutto verso una conoscenza di tipo “Sistema” … o sei dentro a quel sistema o non esisti… Per quanto riguarda le sfide, sono costantemente sotto sfida… Quella che ora a me sta portando tanto entusiasmo direi che sia quella che sto affrontando adesso… “D10S”, la statua più grande al mondo dedicata a Diego, che misura ben 6,20 metri e che verrà sistemata sempre a Napoli a Largo Maradona, nei Quartieri Spagnoli. Io ed Alessandro Dramisino ci stiamo lavorando ormai da mesi… Quindi credo sia questa la sfida che mi porta oggi ad esclamare… “Wow!

(Alessandro Dramisino, manager dell’artista)

Come vede evolvere la Sua arte nei prossimi anni e ci sono nuovi temi o soggetti che desidera esplorare?

Non ho una grande consapevolezza del futuro. Sono molto più radicato sul presente. Quando con la mente costruisco i miei viaggi, penso solo che mi piacerebbe esserci… immagino le mie opere girare in tutto il mondo, raggiungere quei luoghi dove sarebbe bello ed importante esserci… la presenza di un’arte come quella mia… quella molto fuori mano, scomoda, non di sistema… Un’arte che ti fa l’occhiolino… Credo sia questo il viaggio nel futuro che vorrei farmi… In fondo, quando io dipingo, immagino di esserci già nel futuro. Quando io realizzo dei lavori, credo che loro continueranno ad esserci, che proseguiranno ad essere visti tra 70/80 anni ancora come contemporanei… ecco ciò che mi piace immaginare!