Vedere i suoni

Il mondo che ci circonda è un incredibile concentrato di oggetti, materiali con i propri colori, ma ci sono anche un incredibile quantità di suoni, di profumi…passeggiando in un bosco ce ne accorgiamo in modo immediato: la natura prende il sopravvento su di noi dandoci tantissime cose.

L’uomo riesce a cogliere tutti questi messaggi dall’esterno grazie ai propri sensi. 

5, i sensi sono cinque, mi sono subito detto mentre cercavo di affrontare questo tema. Ma questi 5 sensi non sono tutti i sensi possibili nel mondo animale e a volte non ci sono solo questi anche nell’uomo, ci possono essere situazioni diverse. Così cerco di affrontare quali siano “i limiti” e “i confini” di questi sensi.

Sappiamo tutti che l’uomo può percepire il mondo con la vista (la percezione della luce, dei colori e delle forme attraverso gli occhi), l’udito (la percezione dei suoni e dei rumori attraverso le orecchie), il gusto (la percezione dei sapori attraverso le papille gustative), il tatto (la percezione del contatto fisico tramite la pelle che ci permette di sentire calore o ruvidezza o liscezza degli oggetti) e l’olfatto (la percezione degli odori attraverso il naso). A questi alcuni studiosi ne aggiungono un sesto (anche se non tutti gli studiosi sono concordi) che è la cinestesia, la propriocezione che è la capacità di percepire la posizione e il movimento del proprio corpo nello spazio. Tutti gli animali, compresi gli esseri umani, possiedono questo senso che consente di “vedersi” nello spazio senza l’uso della vista, “sentendo” le proprie articolazioni, i propri muscoli e il come si stanno usando per eseguire dei movimenti.

Ma se consideriamo tutto il regno animale, ci sono altri sensi donati loro dall’evoluzione e dalla selezione naturale.Così alcuni mammiferi particolari hanno sviluppato l’ecolocalizzazione che permette di “vedere” attraverso i suoni acuti che emettono e dei quali analizzano i ritorni in modo da determinare la distanza, la forma e la posizione degli oggetti intorno a loro. E’ con questo senso che i pipistrelli che volano di notte riescono a cacciare le zanzare ed è con questo senso che i cetacei, come i delfini, riescono a muoversi nelle acque torbide.

Lo Squalo, alcune rane e i Pesci Gatto sono in grado di rilevare i campi elettrici prodotti da altri organismi. Con questa Elettrosensibilità riescono a percepire i movimenti dei muscoli degli animali che predano.

E’ dimostrato che gli uccelli, le tartarughe marine e le api, possiedono la Magnetorecezione che è in grado di rilevare i campi magnetici terrestri e così di orientarsi nello spazio anche nelle loro migrazioni lunghissime, anche in ambienti completamente sconosciuti. Tanto per dare una misura, le Sterne Artiche migrano ogni anno, dalla Gran Bretagna al Polo Sud e ritorno per un totale di 96.000 km.

La Termorecezione è una Sensibilità al calore che permette ai Serpenti, come i pitoni e le vipere, di percepire variazioni di temperatura nell’ambiente circostante, permettendo loro di rilevare quei piccoli animali a sangue caldo che sono le prede, anche nel buio totale. Non c’è scampo per i topolini.

Ma i topi, così come i gatti e le foche, ad esempio, hanno un altro senso a loro disposizione: le vibrisse, quei baffi più lunghi e duri che sono sensori tattili estremamente sensibili e che li aiutano a percepire la distanza e la forma degli oggetti vicini, anche in ambienti scarsamente illuminati.

La Rilevazione dei feromoni, non è olfatto, ed è un senso che alcuni animali, come insetti ma anche mammiferi come i cani, hanno sviluppato per percepire i feromoni, segnali chimici emessi con scopo sociale da altri animali della stessa specie. Anche gli esseri umani dovrebbero avere questo senso, ma è talmente poco sensibile da non essere inserito nell’elenco.

Ma affrontando “i limiti” e “i confini” ci possono anche essere “combinazioni”, “confusioni”, “contaminazioni” tra i sensi. 

Così per i poeti esiste “Il suono dolce della tua voce” o “una melodia vellutata che accarezza l’aria” o ancora “un colore caldo come un abbraccio” dove si uniscono e si fondono udito e gusto, udito e tatto, vista e tatto.

Si chiama Sinestesia, è una figura retorica, ma è anche un fenomeno neurologico. E di questo fenomeno esiste una forma “blanda” e una forma “pura”. 

La Sinestesia si manifesta quando al percepire uno stimolo – supponiamo un suono – viene provocata una reazione netta di un altro senso – ipotizziamo la vista. Il fenomeno è involontario e nella sua forma più pura, è il manifestarsi di un fenomeno percettivo vero e proprio e non cognitivo. Ma una maggiore attenzione prestata può renderlo più consapevole e più netto. 

Vasilij Vasil’evič Kandinskij ha descritto la sua Sinestesia nel libro “Lo spirituale nell’arte” e la “utilizzava” per le sue opere, i suoi quadri che sono esplorazioni dei colori, delle forme e delle geometrie esistenti nel nostro mondo, esaltando questo sua particolare condizione.

Mi sono soffermato su un’opera in particolare. Si intitola “Impressione III” ed è stata dipinta da Kandinskij dopo aver assistito al concerto di capodanno del 1911 del compositore viennese Arnold Schönberg, tenutosi a Monaco di Baviera. 

Nel quadro si possono riconoscere nella grande macchia nera la forma del pianoforte a coda che si trova sul palco e ai suoi piedi i numerosi spettatori, di diversi colori. In lontananza si nota un albero arancio e alla destra dell’albero uno stagno blu. Materializzazioni di quello che percepiva il pittore, il tutto avvolto da un giallo denso e pastoso, quello che era il colore del suono di quel concerto.

Se lo guardiamo profondamente, un po’ ci sembra di essere lì. Proviamo ad ascoltare il Quartetto per archi op.10 e i Klavierstücke op.11 che vennero suonate in quel Primo Gennaio del 1911.

La Sinestesia, dicevo, può avere anche una forma più blanda e questa può essere presente in molti individui. Infatti i nostri sensi, pur essendo autonomi, non agiscono in maniera del tutto distaccata dagli altri nell’ambiente che ci circonda. 

Così voglio esortare me stesso e anche voi ad allenare questo “nuovo senso” per vedere la musica che è attorno a noi, percepirne i colori, percepirne la liscezza o sentire il profumo del verde e del giallo che in questi giorni di inizio primavera si fanno sempre più esplosivi.