Doppia personale di Caterina Ciuffetelli e Paolo di Nozzi
Da un’idea e per la cura di Roberto Gramiccia
Dal 15 marzo al 4 aprile 2025
Numeri & Carezze è il titolo della doppia personale di Caterina Ciuffetelli e Paolo Di Nozzi,che è stata inaugurata sabato 15 marzo 2025 presso l’Associazione CulturaleLavatoio Contumaciale di Roma.
Ideata e curata da Roberto Gramiccia, l’esposizione si colloca all’interno di una location suggestiva, sede dell’Associazione culturale fondata nel 1974 da Tomaso Binga (nome d’arte di Bianca Pucciarelli Menna), in collaborazione con Filiberto Menna celebre critico d’arte, e oggi diretta da Grazia Menna.
La ragione del titolo, solo apparentemente bizzarro, risiede nel desiderio del curatore di portare a sintesi in due parole l’universo di senso entro il quale si colloca e da cui trae linfa l’immaginario creativo di Caterina Ciuffetelli e Paolo Di Nozzi.
Scrive Gramiccia: «Numeri, infatti, è lemma che individua i territori sconfinati della certezza matematica, quella che nella nostra tradizione greca viene fatta risalire ad Archimede ma che ha origini ancora più antiche e provenienza molto più a Oriente rispetto all’area del Mediterraneo e della Magna Grecia. Quello dei numeri è il mondo che fa riferimento a quella razionalità calcolante che informa di sé, oggi più che mai, il pensiero unico, prono di fronte alle logiche di un universo fatto di fredde cifre, di mercato e di tecnologia.
Carezze invece è parola che allude a una polarità opposta. Quella che si riconduce alle province dell’incertezza amorosa, dell’eros, del sentimento, del coraggio e della tenerezza che reca conforto a quella debolezza che trae origine dalla fragilità umana rassegnata. La carezza richiama alla mente il gesto della madre verso il bambino o dell’amante verso l’amata. Simbolo in entrambi i casi di energie primordiali. Ma sciocco sarebbe pensare che nel pensiero razionale il “cuore” non abbia cittadinanza, come insegnano le attuali neuroscienze».
Le pareti dell’Ex Lavatoio diventano così il teatro di una scena armoniosa, simbolicamente in bilico tra i lavori bidimensionali di Caterina Ciuffetelli e le tre dimensioni spaziali delle opere di Paolo Di Nozzi.
La visione d’insieme restituisce il senso di una compenetrazione di anime e visioni, con la “geometria sentimentale” di Ciuffetelli che dialoga con il “poverismo barocco” di Di Nozzi, nel solco di un percorso all’insegna di una verità misconosciuta: materia e spirito, come razionalità e sentimento, non sono realtà in competizione tra loro ma facce di un’unica medaglia.
Salvador Gaudenti è un artista italo-argentino nato a Buenos Aires nell’aprile del 1958 da genitori italiani originari della Calabria, che si erano trasferiti in Argentina dopo la Seconda Guerra Mondiale. La sua duplice eredità culturale ha influenzato profondamente la sua arte, combinando elementi delle sue radici italiane con l’esperienza vissuta in Argentina. Oltre alla pittura, Gaudenti ha esplorato altre forme d’arte, tra cui la scultura, e ha dedicato parte del suo lavoro a figure iconiche come Diego Armando Maradona.
Ringraziamo fortemente Alessandro Dramisino, manager dell’artista, per la preziosa collaborazione.
Maestro Salvador Gaudenti, come descriverebbe il Suo stile artistico e quali tecniche predilige nelle sue opere?
Non è molto semplice descrivere il mio stile artistico. Credo che non sia catalogabile facilmente, penso che la mia arte sia molto urbana, da strada, questo è per quanto riguarda lo stile. Per quanto riguarda invece la tecnica utilizzo qualsiasi cosa per rendere piacevole, entusiasmante, arrapante quello che ho in testa! (Sorride).
Quali artisti o correnti artistiche hanno influenzato maggiormente il Suo lavoro?
Credo sia stato Toulouse-Lautrec con le sue locandine i suoi manifesti ad influenzarmi maggiormente. I suoi lavori ricreavano un’atmosfera molto urbana, molto particolare, avvolgente, passionale… Poi Modigliani, Picasso, Andy Warhol la Pop Art… Credo che poi in fin fine la mia arte coinvolga tutti questi grandi artisti…
Può raccontarci del Suo percorso? Come è iniziata la sua carriera e quali esperienze l’hanno maggiormente formata?
Il mio percorso artistico inizia da giovane in Argentina, frequentando l’accademia a Buenos Aires, che poi ho dovuto lasciare per motivi di ribellione… Volevo giocare a calcio, che amavo troppo… Sono stato influenzato molto dall’immigrazione italiana e da quella spagnola, che hanno fatto sì che il Tango diventasse uno dei miei cavalli di battaglia, dei miei più grandi successi a livello internazionale. Ho collaborato con l’ambasciata Argentina per tanti anni, promuovendo il Tango Argentino nel mondo, e fu questa la prima fase che mi ha formato definitivamente.
Cosa La ispira nella creazione delle sue opere? Ci sono temi ricorrenti o messaggi che desidera trasmettere attraverso la Sua arte?
L’ispirazione che porta alla creazione delle mie opere credo venga soprattutto dalla strada; Sono certo che sia uno dei migliori palcoscenici per potersi esibire… Il messaggio che voglio esprimere ed esternare è paragonabile al racconto del viaggio di chi osserva le mie opere, che spero gli rimangano impresse per sempre…come quando senti il profumo dell’erba che brucia in estate, come quando la primavera fiorisce, come una bella canzone che te la porti per sempre, anche se passano gli anni ce l’hai sempre dentro di te!
Come nasce una Sua opera, dal concepimento dell’idea alla realizzazione finale?
Un’opera nasce, almeno nel mio caso, attraverso la curiosità… Tutto quello che mi circonda, che gira intorno a me, è fonte d’ispirazione… quindi colori, muri, mattoni, un pezzo di strada, la natura, qualunque cosa mi possa ispirare che poi naturalmente io la rielaboro e la realizzo e la definisco a modo mio.
Diego Armando Maradona occupa un posto speciale nella Sua produzione artistica. Cosa rappresenta per Lei Maradona e cosa l’ha spinta a dedicargli diverse opere?
Prima ancora di artista, io nasco calciatore… Ho incontrato Diego e l’ho affrontato quando ero ragazzo e giocavo nel River Plate e Diego negli Argentinos Junior. Mi innamorai subito del suo modo di giocare delle sue follie… e quando in me entra in gioco “l’artista Diego” lui diventa il mio punto di forza della mia carriera, considerando che Maradona è il Dio del calcio, e una delle pop star più amate e conosciute del pianeta… il che significa che se io dipingo Diego a modo mio, uscirà e entrerà in tutto il mondo per il suo essere planetario…
Può parlarci della mostra “Maradona è mille culure” e di come è nata l’idea di questo omaggio?
La mostra di “Maradona è mille culure” nasce attraverso una mia visione. Io, oltre ad essere un artista, sono anche imprenditore di me stesso… Ho la visione di come un artista dovrebbe essere amato, promozionato, cavalcato, coccolato e debbo tanto al mio unico Manager Alessandro Dramisino, il quale ha saputo interpretare le mie idee e visioni e trasformarle in realtà. Con lui abbiamo fatto passi da gigante, le mie opere sono esposte nel Museo Cammarota a Nola, nel Museo Vignati ai Quartieri Spagnoli. Posseggono le mie opere Nino D’Angelo, Bruno Giordano, Beppe Bruscolotti, Jolanda De Rienzo,Criscitiello, El Pampa Sosa, Francini, Carrannante, Ciro Novellino, Mario Artiaco, Nicola ed Enzo Raccuglia (Creatori e Proprietari del grande Marchio Ennerre),Daniel Arcucci (Il Biografo di Diego), Nazareno Casero (Attore protagonista della Serie su Diego “Sogno Benedetto”),Pedro Pasculli (Campione del Mondo México ’86, nonché amico fraterno di Diego); lo stesso Pedro sarà il Testimonial della mia nuova Opera “D10S”, insieme a tantissimi altri. La mostra fu fatta al club Napoli di Castrovillari e fu un grande successo. Trovai grande sostegno tra tutti. Voglio citare Luca Donadio, grande tifoso di Diego, avvocato di mestiere: insieme a lui siamo riusciti a conquistare questo pezzo di Calabria!
Ha realizzato sculture dedicate al campione argentino, come “Maradona Dejà Vu”. Qual è il significato di quest’opera e come è stata accolta dal pubblico?
Il “Deja vu”, che è a Largo Maradona, credo sia un’opera incredibile, se non altro perché è concepita con uno stile molto moderno e contemporaneo. In realtà, oserei dire che è antico e moderno allo stesso tempo… È qualcosa che non puoi catalogare, classificare. È un’immagine che si triplica, che si fa in “3” con le maglie che lui ha veramente amato: il Boca Junior, il Napoli e l’Argentina. Ha avuto ed ha a tutt’oggi un grande successo, quel posto è ritenuto un luogo di culto calcistico, un punto di riferimento per il mondo intero. Passano e ammirano la mia statua milioni di persone all’anno…
Quali sono le principali sfide che ha affrontato nel mondo dell’arte e quali le soddisfazioni più grandi della Sua carriera?
Le sfide nel mondo dell’arte sono veramente tante, è un mondo particolare, cavernicolo… nel vero senso del termine. Un mondo di caverne dove è difficile trovare la luce. Credo che oggi il mondo dell’arte non sia rivolto solo verso le cose incredibili, affascinanti, ma rivolga la sua attenzione soprattutto verso una conoscenza di tipo “Sistema” … o sei dentro a quel sistema o non esisti… Per quanto riguarda le sfide, sono costantemente sotto sfida… Quella che ora a me sta portando tanto entusiasmo direi che sia quella che sto affrontando adesso… “D10S”, la statua più grande al mondo dedicata a Diego, che misura ben 6,20 metri e che verrà sistemata sempre a Napoli a Largo Maradona, nei Quartieri Spagnoli. Io ed Alessandro Dramisino ci stiamo lavorando ormai da mesi… Quindi credo sia questa la sfida che mi porta oggi ad esclamare… “Wow!
(Alessandro Dramisino, manager dell’artista)
Come vede evolvere la Sua arte nei prossimi anni e ci sono nuovi temi o soggetti che desidera esplorare?
Non ho una grande consapevolezza del futuro. Sono molto più radicato sul presente. Quando con la mente costruisco i miei viaggi, penso solo che mi piacerebbe esserci… immagino le mie opere girare in tutto il mondo, raggiungere quei luoghi dove sarebbe bello ed importante esserci… la presenza di un’arte come quella mia… quella molto fuori mano, scomoda, non di sistema… Un’arte che ti fa l’occhiolino… Credo sia questo il viaggio nel futuro che vorrei farmi… In fondo, quando io dipingo, immagino di esserci già nel futuro. Quando io realizzo dei lavori, credo che loro continueranno ad esserci, che proseguiranno ad essere visti tra 70/80 anni ancora come contemporanei… ecco ciò che mi piace immaginare!
I colori hanno un impatto profondo sulle nostre emozioni e sul nostro comportamento, spesso in modi che non percepiamo consciamente. Studi sulla psicologia del colore dimostrano che le tonalità che ci circondano possono influenzare il nostro umore, le decisioni che prendiamo e persino il nostro stato fisico.
Questa relazione tra colore ed emozione è stata studiata da diversi esperti, tra cui Johann Wolfgang von Goethe, che nel suo Teoria dei colori (1810) esplorò come le diverse tonalità suscitino risposte emotive specifiche. Jung, fondatore della psicologia analitica, studiò a fondo i colori non solo dal punto di vista psicologico ma dal più ampio di vista culturale e archetipico. Più tardi, ci si spostò più verso gli aspetti psicologici anche in funzione “comunicativa”, come Max Luscher che inventò un test per relazionare scelte e colori, o il professor Faber Birren, autore di Color Psychology and Color Therapy (1950), che approfondì il legame tra colore, percezione e comportamento umano. Fino ad arrivare alle teorie delle attuali neuroscienze che hanno aperto il campo al neuromarketing basato sui colori.
Ma come funziona questo fenomeno? E quali sono i significati e gli effetti principali dei colori?
La psicologia del colore: perché i colori ci influenzano
La nostra percezione dei colori è influenzata da fattori biologici e culturali. A livello biologico, il colore è elaborato dal nostro cervello attraverso il sistema visivo e può attivare risposte fisiologiche. Ad esempio, studi condotti da Andrew J. Elliot e Markus A. Maier (Color Psychology: Effects on Emotion and Attention, 2014) hanno dimostrato che il rosso può aumentare il battito cardiaco e stimolare l’attenzione.
A livello culturale, invece, ogni società attribuisce significati simbolici ai colori. Ad esempio, mentre nel mondo occidentale il bianco è spesso simbolo di purezza e matrimonio, in alcune culture orientali è associato al lutto e alla morte.
Il significato e gli effetti psicologici dei principali colori
Ecco alcuni dei colori più comuni e i loro effetti psicologici, secondo studi accademici e ricerche nel campo del marketing e della psicologia:
• Rosso – È il colore dell’energia, della passione e dell’azione. Può aumentare la pressione sanguigna e stimolare l’adrenalina (Elliot & Maier, 2014).
• Blu – Simbolo di calma e tranquillità, ha un effetto rilassante ed è usato in ambienti lavorativi per favorire la concentrazione (Kwallek et al., 1996).
• Giallo – Stimola la creatività e il buon umore, ma se troppo intenso può causare ansia (O’Connor, 2011).
• Verde – Il colore della natura e dell’equilibrio. È rilassante per gli occhi e viene spesso utilizzato per ridurre lo stress (Kurt & Osueke, 2014).
• Viola – Tradizionalmente legato alla spiritualità e alla creatività, può evocare sensazioni di mistero e lusso.
• Ara
ncione – Un colore energico e stimolante, spesso associato alla socialità e all’entusiasmo.
• Nero – Simbolo di eleganza e autorità, ma anche di mistero e lutto. (Sliburyte, 2009).
• Bianco – Rappresenta purezza, semplicità e minimalismo. Spesso usato per trasmettere pulizia e ordine.
Come i colori influenzano la nostra vita quotidiana
I colori vengono ampiamente utilizzati nel marketing, nel design e persino nella medicina per influenzare il comportamento umano. Ad esempio:
• Nei ristoranti si usano spesso il rosso e il giallo perché stimolano l’appetito (Singh, 2006).
• Negli ospedali si preferiscono tonalità di verde e blu per creare un ambiente rilassante (Dalke et al., 2006).
• Nella pubblicità, il nero e l’oro vengono utilizzati per comunicare lusso ed esclusività.
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La psicologia del colore è uno strumento potente che influenza le nostre percezioni e decisioni quotidiane. Essere consapevoli dell’effetto dei colori può aiutarci a creare ambienti più armoniosi e a comunicare meglio attraverso il design e la moda.
Il colore non è solo una questione estetica o artistica; esso è profondamente radicato nelle dinamiche sociali e culturali, influenzando la nostra percezione, il comportamento e le interazioni con gli altri. In molte società, i colori sono utilizzati per trasmettere messaggi di status, identità, emozioni e appartenenza. Ogni colore può evocare una serie di risposte psicologiche che, a loro volta, influenzano il modo in cui ci relazioniamo con gli altri e come veniamo percepiti dalla collettività. In questo articolo esploreremo come i colori influenzano la percezione sociale, concentrandoci su come essi possono modellare il nostro comportamento, le nostre scelte e le nostre interazioni in diversi contesti.
Il ruolo del colore nella psicologia sociale
Il colore ha un impatto diretto sulle emozioni e sulla psiche umana. Studi di psicologia sociale hanno dimostrato che i colori possono influenzare non solo l’umore e le percezioni individuali, ma anche le interazioni e i comportamenti sociali. Ad esempio, l’uso del colore nelle uniformi, nel marketing, nelle politiche aziendali e nelle politiche di inclusività può inviare messaggi potenti e condizionare le dinamiche sociali.
Colori e identità sociale
Ogni colore porta con sé connotazioni e simbolismi che variano a seconda della cultura e del contesto. Le persone tendono ad associare determinati colori con specifici gruppi sociali, valori e comportamenti. Un esempio evidente di come i colori possano essere usati per costruire l’identità sociale è l’uso del rosso in ambito politico. Il rosso, a seconda del contesto, può simboleggiare sia l’ideologia comunista che l’energia e l’entusiasmo in altri settori, come lo sport o l’industria della moda.
Anche in ambito professionale, i colori sono un indicatore di status e ruolo. Per esempio, i blu scuri e i grigi sono frequentemente utilizzati nei contesti aziendali per esprimere autorità e professionalità. D’altra parte, il rosa e il lavanda sono stati talvolta associati a ruoli più “tradizionali” di cura e ospitalità, influenzando la percezione sociale di chi li indossa.
Colori e discriminazione sociale
I colori, purtroppo, sono anche usati per giustificare e perpetuare forme di discriminazione e pregiudizio. Questo accade soprattutto con i colori della pelle e nelle concezioni razziali che le società si sono formate nel corso della storia. Il fenomeno della discriminazione razziale è spesso legato a percezioni sociali negative, che si radicano nelle differenze fisiche, tra cui il colore della pelle. La percezione sociale delle persone può essere influenzata dalla tonalità della loro pelle, con conseguenze che vanno dall’accesso a risorse economiche e opportunità professionali, fino alle relazioni interpersonali quotidiane.
Il colore e le percezioni di genere
Un altro ambito in cui il colore gioca un ruolo significativo è quello della percezione di genere. Storicamente, il rosa è stato associato al femminile e il blu al maschile, ma questa dicotomia di genere nei colori non è sempre stata così marcata. In passato, il rosa era considerato un colore più “forte”, adatto anche agli uomini, mentre il blu era visto come un colore delicato e appropriato per le donne. Nel tempo, tuttavia, le convenzioni culturali hanno invertito questi significati, consolidando il rosa come colore della femminilità e il blu come simbolo di virilità.
La moda e l’industria del marketing hanno contribuito in modo determinante a perpetuare queste associazioni di genere, creando campagne pubblicitarie e prodotti che suggeriscono che determinati colori siano “naturali” per uomini o donne. La pubblicità gioca un ruolo cruciale nel plasmare il comportamento e l’autopercezione, utilizzando il colore per veicolare stereotipi di genere.
Il significato del colore nel contesto del marketing e della pubblicità
Nel marketing, il colore è una delle leve principali utilizzate per influenzare le scelte dei consumatori e manipolare la loro percezione di un prodotto o di un marchio. Ogni colore ha un effetto psicologico che può stimolare emozioni specifiche, condizionando in modo invisibile il nostro comportamento di acquisto.
• Rosso: stimola l’eccitazione, l’urgenza e la passione. Viene spesso utilizzato nelle vendite e nelle promozioni per attirare attenzione immediata e motivare l’acquisto.
• Blu: evoca fiducia, serenità e professionalità. Le aziende che vogliono dare una sensazione di sicurezza e competenza spesso scelgono il blu per i loro loghi.
• Verde: simbolo di natura e benessere, viene utilizzato in contesti che promuovono uno stile di vita sano o prodotti ecologici.
• Giallo: rappresenta la gioia e l’energia, ma può anche trasmettere allarme se utilizzato in modo eccessivo. È un colore che attira attenzione, ma che va utilizzato con cautela.
L’uso strategico dei colori nella pubblicità non è casuale: il colore può indurre il consumatore a sentirsi attratto dal prodotto, motivato all’azione o impressionato dalla qualità percepita del marchio.
Colori e emozioni nella percezione sociale
I colori sono anche potenti veicoli di emozioni e sentimenti nelle interazioni sociali. Un’area di ricerca rilevante è quella che studia come i colori influenzano le relazioni interpersonali, dalle dinamiche romantiche alle comunicazioni professionali.
Rosso
Il rosso è un colore che tradizionalmente stimola passione e aggressività. È stato studiato per il suo impatto nelle dinamiche romantiche, dove il rosso è visto come il colore dell’attrazione e del desiderio. Tuttavia, il rosso può anche scatenare competizione e conflitto, in particolare in contesti dove l’intensità e la determinazione sono ricercate.
Blu
Il blu, al contrario, è associato alla tranquillità, fiducia e serenità. Nelle interazioni sociali, il blu è spesso utilizzato in ambienti dove la collaborazione e la comunicazione aperta sono cruciali, come nei contesti professionali e diplomatici. È un colore che favorisce il senso di solidarietà e sicurezza.
Nero
Il nero è spesso associato a eleganza, autorità e mistero. Tuttavia, nella percezione sociale, il nero può anche evocare tristezza, separazione o oppressione, come nel caso del lutto. In situazioni professionali o formali, il nero è un colore che denota serietà e raffinatezza, ma, se indossato in modo eccessivo o inappropriato, può apparire troppo distante o freddo.
Giallo e Arancione
Il giallo e l’arancione sono colori legati alla gioia e all’ottimismo, ma il loro uso esagerato può portare a una percezione di aggressività o superficialità. Questi colori, pur suscitando emozioni positive, possono creare un effetto contrario se non dosati correttamente.
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Il colore è un potente strumento di comunicazione sociale che va ben oltre la sua funzione decorativa. Influenza la nostra percezione di identità, genere, emozioni e persino le relazioni interpersonali. I colori hanno il potere di formare e riflettere i valori di una società, sia che si tratti di simboli culturali, sia che si tratti di messaggi subliminali veicolati da marketing e pubblicità. Comprendere l’impatto sociale e psicologico del colore ci permette di interpretare meglio le dinamiche delle nostre interazioni quotidiane e le forze che modellano la nostra visione del mondo.
Il colore è stato uno degli elementi fondamentali nell’arte fin dai suoi inizi. Ha avuto un ruolo cruciale nell’espressione visiva e nel trasmettere emozioni, concetti e simbolismi. Le scelte cromatiche degli artisti non sono mai casuali, ma si basano su una profonda comprensione teorica, psicologica e anche sociale. La storia del colore nell’arte è lunga e complessa, con molteplici evoluzioni attraverso le epoche.
Le origini del colore nell’arte: dalla pittura rupestre all’Antichità
Nel corso dei millenni, l’uso del colore in arte ha subito trasformazioni significative. Nelle pitture rupestri preistoriche, i colori erano ottenuti da terre naturali e minerali, come ocra rossa, gialla e carbone. Questi colori venivano utilizzati per rappresentare il mondo circostante, in un contesto spirituale o rituale. Le prime forme di pittura erano essenzialmente simboliche, piuttosto che realistiche.
Con l’arrivo delle civiltà antiche, come quella egizia, greca e romana, il colore divenne anche un mezzo per esprimere status e potere. Gli Egizi, per esempio, usavano il colore per rappresentare divinità, gerarchie sociali e emozioni. Ogni colore aveva un significato preciso: il blu rappresentava l’infinito e il divino, mentre il rosso simboleggiava la forza vitale e l’energia.
Il Rinascimento e la ricerca del realismo
Con l’avvento del Rinascimento (XIV-XVI secolo), gli artisti iniziarono a esplorare più intensamente le possibilità del colore. La tecnica della pittura a olio, sviluppata in questo periodo, consentì di ottenere sfumature più sottili e realistiche. Artisti come Leonardo da Vinci, Raffaello e Michelangelo usavano il colore per modellare la luce e creare tridimensionalità. Il chiaroscuro (l’uso di forti contrasti tra luce e ombra) divenne una tecnica fondamentale per dare profondità e volume alle figure.
In questo periodo, l’uso del colore non era solo tecnico, ma anche simbolico. Ad esempio, Veronese e Tintoretto utilizzavano colori vivaci e saturi per evocare il sacro o l’opulenza.
Il colore nell’arte moderna: sperimentazione e astrazione
Nel XX secolo, l’approccio al colore subì una radicale trasformazione con i movimenti artistici come l’Impressionismo, il Cubismo e l’Espressionismo. Artisti come Claude Monet e Vincent van Gogh cercarono di catturare la percezione del colore, non più solo come rappresentazione della realtà, ma come esperienza emotiva.
Monet, per esempio, usava il colore per suggerire cambiamenti atmosferici e percezioni sensoriali, in un modo che sfidava la pittura tradizionale. Le sue tele erano dominate da tonalità di blu, rosa e giallo, creando effetti di luce che sembravano fluttuare. D’altra parte, Van Gogh usava colori vividi, come il giallo e il blu, per esprimere emozioni intense, come nella sua celebre opera Notte stellata.
La teoria dei colori formulata da Johannes Itten alla Bauhaus, una scuola di arte e design, fu determinante per la comprensione moderna del colore nell’arte. Itten stabilì le nozioni di colori primari e secondari, e la sua idea di armonia cromatica influenzò artisti come Wassily Kandinsky, che utilizzava il colore come un linguaggio visivo astratto. Per Kandinsky, ogni colore evocava un’emozione specifica: il giallo era visto come un colore che stimola e provoca ansia, mentre il blu trasmetteva serenità e calma.
Il colore nell’arte contemporanea
Oggi, il colore è utilizzato in modo ancora più libero e sperimentale nell’arte contemporanea. Artisti come Mark Rothko e Joseph Albers hanno esplorato il colore come mezzo per comunicare sensazioni e stati d’animo profondi. Le opere di Rothko, in particolare, sono caratterizzate da ampie superfici di colore puro che invitano l’osservatore a un’esperienza emotiva diretta.
Anche nel design contemporaneo, il colore è cruciale. I designer utilizzano la psicologia del colore per evocare risposte emotive specifiche e guidare l’esperienza visiva dell’utente.
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L’uso del colore nell’arte è evoluto in modo significativo nel corso dei secoli. Da uno strumento per rappresentare la realtà e il simbolismo, a un mezzo per evocare emozioni e pensieri astratti, il colore ha sempre avuto un ruolo centrale nell’espressione artistica. Le teorie cromatiche sviluppate nel corso della storia continuano a influenzare il modo in cui gli artisti e i designer utilizzano il colore oggi, facendo sì che ogni scelta cromatica porti con sé un significato profondo e universale.
Il colore non è semplicemente una proprietà fisica degli oggetti, ma un fenomeno complesso che nasce dall’interazione tra la luce, l’oggetto che riflette o assorbe la luce e la percezione visiva dell’occhio umano. La scienza del colore è un campo che esplora come vediamo e interpretiamo i colori, le loro proprietà fisiche e come il nostro cervello li elabora. In questo articolo, esploreremo i fondamenti scientifici del colore, dalla teoria della luce alla percezione visiva.
La luce e la teoria del colore
Alla base della percezione del colore c’è la luce. La luce bianca, che percepiamo come una miscela di tutte le lunghezze d’onda dello spettro elettromagnetico visibile, può essere separata in una gamma di colori attraverso un prisma. Questo fenomeno fu studiato da Isaac Newton, che nel 1666 dimostrò che la luce bianca è composta da una serie di colori, visibili quando la luce passa attraverso un prisma. Questi colori corrispondono a lunghezze d’onda specifiche della luce, che vanno dal rosso (lunghezza d’onda più lunga) al violetto (lunghezza d’onda più corta).
Secondo la teoria di Newton, i colori primari che costituiscono lo spettro sono rosso, verde e blu, che combinati in varie proporzioni possono produrre una vasta gamma di colori. Questo principio alla base della sintesi additiva è essenziale per la produzione dei colori sui display elettronici, come quelli dei televisori o degli schermi dei computer.
La percezione del colore nell’occhio umano
Quando la luce colpisce un oggetto, esso assorbe alcune lunghezze d’onda e ne riflette altre, che arrivano ai nostri occhi. La percezione del colore è quindi il risultato di come la luce riflessa viene interpretata dal nostro sistema visivo. Gli esseri umani possiedono tre tipi di coni, cellule sensoriali specializzate nell’elaborazione della luce, ognuna sensibile a un range di lunghezze d’onda specifiche:
• Coni sensibili al rosso (L-coni)
• Coni sensibili al verde (M-coni)
• Coni sensibili al blu (S-coni)
Questi tre tipi di coni permettono la visione tricromatica, che è alla base della nostra capacità di percepire una vasta gamma di colori. L’informazione proveniente da questi coni viene inviata al cervello, che interpreta le differenze nelle lunghezze d’onda come colori diversi.
La teoria dei colori: sintesi additiva e sottrattiva
La sintesi additiva riguarda la creazione di nuovi colori unendo diverse lunghezze d’onda di luce. È il processo utilizzato nei display elettronici e nelle luci a LED. I tre colori primari della sintesi additiva sono rosso, verde e blu (RGB). Quando questi colori vengono combinati in diverse proporzioni, si ottengono altri colori, come il bianco quando tutti e tre i colori primari sono mescolati in eguale misura.
Al contrario, la sintesi sottrattiva riguarda il mescolare pigmenti o coloranti, come nel caso delle pitture. In questo caso, i colori primari sono ciano, magenta e giallo (CMY). Quando i pigmenti vengono mescolati, assorbono (o sottraggono) diverse lunghezze d’onda della luce, producendo vari colori. La sintesi sottrattiva viene utilizzata nella stampa a colori, dove si combinano ciano, magenta e giallo per creare altri colori, mentre l’aggiunta del nero (CMYK) consente di ottenere tonalità più scure.
Il colore nel mondo naturale: pigmenti e riflessione della luce
Nel mondo naturale, i colori che vediamo sugli oggetti sono dovuti a come i materiali riflettono, rifrangono e assorbono la luce. Ad esempio, le piante sono verdi perché la clorofilla, il pigmento principale nella fotosintesi, assorbe la luce rossa e blu, riflettendo la luce verde. Il cielo appare blu per un fenomeno chiamato scattering Rayleigh: quando la luce solare interagisce con le molecole nell’atmosfera, la luce blu viene diffusa più di quella rossa, dando al cielo il suo colore caratteristico.
Colore e visione dei colori: dal daltonismo alla tetrachromia
La percezione del colore non è universale tra gli esseri umani. Una delle condizioni più conosciute è il daltonismo, un difetto visivo che rende difficile distinguere tra alcuni colori, in particolare il rosso e il verde. Il daltonismo è dovuto a una mutazione genetica che impedisce il corretto funzionamento di uno o più dei coni nell’occhio. Si stima che circa il 8% degli uomini e l’1% delle donne soffrano di questa condizione.
Al contrario, alcune persone hanno una condizione chiamata tetrachromia, che consente di percepire un quarto colore. Questa condizione è rara e avviene quando una persona ha quattro tipi di coni sensoriali invece dei consueti tre. Le tetraplogie sono in grado di distinguere sfumature di colore che sono impercettibili per la maggior parte degli altri esseri umani.
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La scienza del colore è un campo affascinante che abbraccia la fisica della luce, la biologia della percezione visiva e le leggi della sintesi dei colori. La comprensione dei meccanismi alla base del colore ci consente di apprezzare meglio la sua importanza in tutte le sfere della vita, dall’arte alla tecnologia, fino alle applicazioni quotidiane come il design e la pubblicità. La percezione del colore è, infatti, un processo complesso e ancora in evoluzione, che continua a stupirci ogni giorno.
Ivan Fedele, è attore (tra i protagonisti del programma televisivo “Made in Sud” nel duo “Ivan e Cristiano”), autore, docente e formatore teatrale. In televisione ha lavorato, oltre a “Made in Sud” (Rai2), “Domenica in” (Rai1), “Fatti Unici” (Rai2), “Serata Felicità” (Sky1), ed altri programmi.
Al cinema ha partecipato ai film “Colpi di fortuna”, “Tramite amicizia”, “Succede anche nelle migliori famiglie” e “Benvenuti in casa Esposito”. È in radio con “Il Fattappost” e “Disconnesso”. A teatro con “Troppo Napoletano” e “Sala d’attesa”.
Ha pubblicato i romanzi “Non avrai altro dio all’infuori di Claudio”, “Mal comune e in mezzo Claudio” e “A tutto Claudio” con la Homo Scrivens, ha partecipato ai saggi musicali “Trent’anni di Oltre” e “Cinquant’anni di Questo piccolo grande amore” editi dalla Santelli. Autore del volume di didattica “Giochiamo al teatro” pubblicato dalla Editrice Mea con la quale ha pubblicato anche la fiaba per bambini “Pallina, la farfalla blu che non sorrideva” dedicata al l’autismo. Per la Readaction ha pubblicato “Le canzoni di Claudio Baglioni spiegate a mia figlia” a lungo primo nelle classifiche dei digital store e ora questo “Per cento e mille strade” che celebra il quarantennale dell’album “La vita è adesso” di Claudio Baglioni.
Ivan, il tuo percorso artistico e culturale è estremamente variegato. Sei attore, scrittore e formatore teatrale. Da dove nasce e come ti spieghi questa tua versatilità e ricerca?
A volte, scherzando ma non troppo, dico che faccio tanti lavori (l’attore, l’autore, lo speaker, il docente, il formatore teatrale, lo scrittore) solo perché a Napoli, la città dove vivo, con un solo lavoro non si campa! In realtà non c’è un vero motivo, se non una curiositas sempre viva. Una voglia di conoscere, di capire, di sapere che mi porta a esplorare vari campi alla ricerca di qualcosa che mi assomigli o che possa assomigliare a una sfumatura della mia anima.
Il teatro è stato il tuo punto di partenza, la tua prima suggestione. Cosa rappresentano per te i profumi e i sapori del palcoscenico?
Il teatro è il più bel gioco del mondo. È il gioco ancestrale. È il “facciamo finta che io ero” con cui giochiamo da bambini. Il teatro è quindi il grande gioco in cui si può restare bambini. E poi è un luogo magico: lo studio del copione, le prove, l’emozione del debutto, un’opera che cresce replica dopo replica sperimentandosi insieme al pubblico. Il teatro è davvero una delle forme artistiche più soddisfacenti. E vive in qualsiasi luogo si attui: un palcoscenico, la strada, una casa… ed è come un rito. Una volta io e Cristiano Di Maio eravamo in cartellone in un teatro con una nostra opera intitolata “Sala d’attesa”. Una sera vennero a vederci solo due spettatori: una coppia belga. Eravamo imbarazzatissimi, ma il rito non poteva non attuarsi. E così quella sera recitammo solo per quelle due persone. Ricordo che i saluti finali li facemmo scendendo in platea per ringraziarli con un bacio. Però poi, inavvertitamente, ci mandarono tutti i belgi appartenenti al loro gruppo (frequentavano una scuola italiana per belgi). Ed erano tantissimi. Mi sono sempre chiesto che cavolo abbiano capito di quella nostra commedia.
Come è avvenuto e quali effetti ha portato nella tua vita il passaggio alla televisione?
Il passaggio alla tv è arrivato in maniera naturale. Qualcosina io e Cristiano già l’avevamo fatta, come qualcosa su delle emittenti regionali e sul nazionale qualche puntata di “Domenica in”. Poi nel 2006-07 iniziammo a partecipare al laboratorio comico del Teatro Tam di Napoli. Il laboratorio si chiamava “Sipariando” ed era diretto da Nando Mormone. Attraverso quel laboratorio, che andava in scena ogni domenica, si formò una nuova generazione di comici che fu protagonista del programma televisivo “Made in Sud”, dapprima in onda sul canale regionale Tele Napoli Canale 34, poi sul canale Comedy Central di Sky e infine dal 2012 su RAIDUE, prima in seconda serata e poi, in diretta, in prima serata per un bel po’ di anni. Un successone grande che ci portò a girare l’Italia in tournée con gli spettacoli live.
Hai scritto diversi libri, tra cui alcuni dedicati a Claudio Baglioni, di cui parleremo nel dettaglio più avanti. In questi lavori emerge un legame molto forte tra la musica e la narrazione. Qual è stato il motivo che ti ha spinto a scrivere di questo grande cantautore? È stato un impulso emotivo, una scelta più ragionata, una necessità?
Si inizia sempre parlando di ciò che si conosce bene. Avevo giù scritto due dei tre romanzi e avevo già partecipato alla scrittura dei libri su “Oltre” e su “Questo piccolo grande amore”. Un giorno mi contattò Michele Caccamo, poeta ed editore. Mi disse di aver letto alcune mie cose su Baglioni e di esserne rimasto colpito. Mi invitava ad analizzare le sue canzoni e a pubblicare con lui un libro. La proposta era estremamente stuzzicante, anche se non semplice. Mi rimboccai le mani e presi a scrivere questo volume analizzando e raccontando tutti i testi del cantautore romano dal 1967 a oggi. Il titolo è “Le canzoni di Claudio Baglioni spiegate a mia figlia” per due motivi. Il primo è che mi ero dato come compito di raccontarle in maniera semplice, quasi come se le stessi spiegando a un bambino. E poi perché mia figlia è nata il 16 maggio, proprio nel giorno del compleanno di Claudio Baglioni. E io e mia moglie ci conoscemmo proprio facendo la fila per comprare i biglietti per il concerto di Claudio. Quindi una sorta di fil rouge che attraversa le nostre vite e lega musica, narrazione, biografia. Per il quarantennale del disco “La vita è adesso”, Michele mi chiese di scrivere qualcosa. Nacque l’idea di “Per cento e mille strade” che inizialmente doveva contenere solo un mio racconto sul 1985, l’analisi dei brani, un’intervista a Celso Valli, produttore e arrangiatore del disco e la rassegna stampa dell’epoca. Poi Andrea Aloisi, un violinista, mi chiese di mettere il suo scritto nel libro. La stessa cosa fece Gerlando Fabio Sorrentino col suo saggio. Da qui divenne una sorta di festa con tanti amici a parteciparvi.
Nella trilogia “Non avrai altro Dio all’infuori di Claudio”,“Mal comune e in mezzo Claudio” e “A tutto Claudio”, scritti con tua moglie Rosa Alvino, la musica di Baglioni diventa quasi un filo conduttore nelle vite dei protagonisti. Quanto di autobiografico c’è in questa storia? Hai attinto a esperienze personali o hai costruito il racconto basandoti sulle testimonianze dei fan?
I volumi sono stati pubblicati dalla Homo Scrivens di Aldo Putignano, un galantuomo che ringrazio sempre, perché è stato il primo a credere in me, il primo a pubblicare un mio libro. Sono tre romanzi romantici, ma molto ironici.
I protagonisti sono Sara, donna pragmatica e razionale, e Luca, sfegatato fan di Claudio Baglioni che vive di dischi, concerti, viaggi al seguito del suo idolo e compagnie esclusivamente baglioniane. Luca e Sara sono due opposti e le loro dinamiche scateneranno situazioni esilaranti. E sì, sono romanzi autobiografici. C’è tantissimo della nostra storia d’amore e anche di tutti i nostri amici baglioniani. Anche se è molto romanzato restano “atti privati in luogo pubblico”. È tutto vero. Anche i personaggi. Ad esempio Paolone, un personaggio dei romanzi, ha un nome e un cognome nella realtà: Giuseppe Hasson.
Il tuo libro “Le canzoni di Claudio Baglioni spiegate a mia figlia” analizza i testi delle sue canzoni dal 1967 a oggi. Cosa hai scoperto, rileggendoli in profondità? C’è qualche brano che ha rivelato un significato nuovo, magari inaspettato, rispetto a quello che avevi percepito ascoltandolo negli anni?
E’ uno studio che ho iniziato dagli anni ’90 sul news group it.fan.musica.baglioni. Lì provavamo ad analizzare e studiare, con criteri oggettivi, i testi di Claudio Baglioni. Il che vuol dire non esprimere un concetto soggettivo (“Questa frase mi dà la sensazione…”), ma cercare di ricostruire attraverso le fonti (libri, interviste, frasi dette ai concerti) il significato oggettivo di un testo. E per alcuni testi, soprattutto quelli della cosiddetta trilogia, ovvero gli album usciti negli anni ’90, non è stato affatto facile. Per scrivere il libro ho approfondito tante cose. Mi ha raccontato, ad esempio, Pasquale Minieri (il braccio destro di Claudio nella preparazione del disco) di come la parte musicale di “Stelle di stelle” fu registrata completamente al buio affinché i tre musicisti, non avendo punti di riferimento visivi, esprimessero un sound più abbozzato e meno definito. Oppure che la parte musicale di “Mille giorni di te e di me” nacque nel 1978 come mi ha raccontato Walter Savelli, storico tastierista di Baglioni. O, ancora, che il finale de “Le donne sono” è ispirato a un vecchio film con Nino Manfredi. Ho avuto la fortuna di poter raccontare di questo libro in un convegno a Palmi (CS), proprio insieme a Claudio Baglioni. Un’esperienza indimenticabile.
“Per cento e mille strade”, invece, come esprime il sottotitolo del libro, racconta la straordinaria storia de “La vita è adesso”, ed è uscito lo scorso 13 marzo. È uno dei dischi di Baglioni che maggiormente evoca e racconta immagini e storie. Raccontaci di questo viaggio…
Poter mettere il naso nel dietro le quinte di un capolavoro come “La vita è adesso” è stato il più grande regalo che Michele Caccamo e la sua Readaction potessero farmi. Un lavoro pazzesco che ha fatto la storia. E’ stato incredibile venire a conoscenza che “Uomini persi” aveva ritornello e strofa invertite, che inizialmente “E adesso la pubblicità” aveva un “vestito” rock, che Baglioni incideva anche da steso e che “La vita è adesso” stava per avere un altro inciso fino a poche ore prima della registrazione. Mi chiedi di raccontarti di questo viaggio. Ebbene per me è stato un viaggio nel tempo, come se fossi tornato per alcune settimane nel 1985.
Ma il tuo lavoro di scrittore non si ferma alla musica. Hai pubblicato anche “Giochiamo al teatro”. Cosa ti ha spinto a scriverlo?
Dal 1999 lavoro come formatore teatrale. In questo volume (edito dalle Edizioni MEA di Antonio Esposito, Gertrude Vollaro, Franco Simeri e Tonino Scala) ho voluto raccogliere il mio metodo. Nel libro c’è tutto il necessario per approntare un laboratorio teatrale “fai da te” per Infanzia e Primaria. Ci sono giochi, esercizi, metodi e perfino tre copioni teatrali. Ho portato i miei laboratori teatrali in centinaia di scuole. Adesso riesco a farlo un po’ di meno, ma ho sempre i miei corsi di teatro a Napoli. Sempre col mio metodo “Giochiamo al teatro”. La stessa MEA, sempre attenta al sociale, ha pubblicato anche “Pallina, la farfalla blu che non sorrideva”, una mia favola per bambini che ha per tema l’autismo.
Oltre al teatro, alla televisione e alla scrittura, ti occupi anche di progetti innovativi, come la rubrica “DISCOnnessi” su SocialTalkWeb. Ci racconti di questa esperienza?
“Disconnessi” è un mio format che si concreta nel parlare di un disco in ogni puntata. E’ un talk dove si racconta un album musicale. Sperimentato sul Web, nelle radio, dal vico. Ci sono state puntate su “Persone silenziose” di Luca Carboni, “Strada facendo” di Claudio Baglioni, “Parsifal” dei Pooh, “Liberi liberi” di Vasco Rossi. E poi Zucchero, Franco Battiato, Pino Daniele, Samuele Bersani, Carmen Consoli, Niccolò Fabi, Francesco Guccini, Lucio Dalla, ecc. Conversando con amici, addetti ai lavori o addirittura con chi, in quei dischi, ci aveva suonato.
Guardando al futuro, c’è un progetto artistico che sogni di realizzare?
Mi piacerebbe poter scrivere sempre più, occuparmi sempre più di musica. Il sogno sarebbe poter fare lunghe interviste ai cantanti la cui musica amo. Ma capisco che è un sogno grosso e difficilmente realizzabile. Sono stato folgorato dai libri intervista (le famose “Conversazioni con…”) del grande, inarrivabile e compianto Massimo Cotto.
Cosa significa per te essere un “artista” oggi?
Poter creare cose che assomiglino alla propria anima.
Per concludere, il tema di questo numero è dedicato ai colori, cercando di cogliere almeno alcune delle infinite sfumature e percezioni. Cosa rappresentano per te?
I colori sono la vita nelle sue varie sfumature. Oggi vengono usati anche per contraddistinguere e differenziare l’emozioni. Il mio colore preferito è il blu. Quando ero bambino era il verde. Mi danno serenità il rosa e l’azzurro. Temo un po’ il rosso. Non so perché. Ad ogni modo sogno una vita sempre a colori. E non, come canta Baglioni in una sua canzone, “Storie in bianco e nero dove abbiamo solo un ruolo fisso da comparsa”.
Il colore non è solo un fenomeno fisico o psicologico, ma ha anche un’importante valenza culturale. Ogni società, civiltà e religione attribuisce significati diversi ai colori, utilizzandoli per esprimere valori, emozioni e tradizioni. Il colore può essere visto come un linguaggio visivo universale, ma i suoi significati possono variare notevolmente da una cultura all’altra. In questo articolo esploreremo come il colore venga percepito e utilizzato in differenti contesti culturali, storici e religiosi.
Il simbolismo del colore nelle diverse culture
Il rosso
Il rosso è uno dei colori più potenti in molte culture. In Occidente, è spesso associato all’amore, alla passione, ma anche al pericolo e alla violenza. Nella cultura cinese, invece, il rosso è simbolo di felicità, prosperità e buona fortuna. Per questo motivo, il rosso è un colore dominante durante il Capodanno cinese e in altre celebrazioni tradizionali. Nel mondo islamico, il rosso è spesso legato all’idea di sacralità e forza.
Il blu
Il blu, in molte culture occidentali, è considerato il colore della tranquillità, della serenità e dell’armonia. Tuttavia, nella cultura indiana, il blu è associato al dio Krishna ed è simbolo di divinità e potere. In Giappone, il blu rappresenta la natura e il cielo, e viene utilizzato anche per evocare una sensazione di pace e distensione. In contrasto, nel Medio Oriente, il blu può essere visto come un colore di protezione e viene spesso utilizzato per allontanare gli spiriti maligni.
Il giallo
Il giallo ha diverse connotazioni a seconda della cultura. In molti paesi occidentali, è visto come un colore di ottimismo, energia e gioia. Tuttavia, in alcune culture asiatiche, il giallo è un colore associato alla saggezza e alla ricchezza. In India, il giallo è il colore di Vishnu, una delle principali divinità induiste. In alcuni contesti europei, il giallo è anche legato al tradimento e all’inganno, come nel caso delle stelle gialle indossate dagli ebrei durante l’occupazione nazista.
Il verde
Il verde è il colore della natura e della rinascita. È associato alla vita e alla fertilità in molte culture del mondo. Nella cultura islamica, il verde è particolarmente sacro ed è spesso usato nei luoghi di culto. In alcune culture occidentali, il verde è il simbolo della speranza, ma può anche essere legato all’invidia o alla gelosia (come nel detto “essere verdi di rabbia”). In altre tradizioni, come quella celtica, il verde rappresenta il legame con la terra e la magia.
Il bianco
In molte culture occidentali, il bianco è simbolo di purezza, innocenza e novità. È il colore tradizionale dei matrimoni in molte società occidentali, ma ha anche una forte associazione con il lutto in molte culture orientali, come in Cina e in Giappone, dove il bianco è il colore della morte e della sepoltura. Nella cultura cristiana, il bianco rappresenta la luce divina e la purezza dell’anima, ma in molte religioni africane e in alcune tradizioni asiatiche, il bianco è considerato un colore di sospetto o disgrazia.
Il nero
Il nero è tradizionalmente legato al lutto e alla morte, ma anche all’eleganza e al potere in molte culture. In Occidente, il nero è il colore dei funerali, ma è anche simbolo di raffinatezza nella moda, come nel caso dei classici “piccoli abiti neri” creati da Coco Chanel. Nella cultura africana, il nero è un colore che rappresenta la terra madre, l’origine della vita e la forza spirituale. Nella cultura giapponese, invece, il nero è legato alla nobiltà e all’onore.
I colori nelle religioni e nelle tradizioni spirituali
In molte religioni, il colore gioca un ruolo fondamentale nei rituali, nei vestiti liturgici e nelle opere d’arte. Ad esempio, nel cristianesimo, il porpora è il colore associato alla penitenza e alla preghiera durante la Quaresima, mentre il bianco è usato per celebrare la Pasqua e altre festività cristiane.
Nel Buddhismo, il colore arancione è sacro, simbolizzando la illuminazione e la rinuncia. I monaci buddisti indossano abiti arancioni per rappresentare la loro dedizione al cammino spirituale. In Hinduismo, il safran è un colore di grande valore spirituale e viene utilizzato per rappresentare la purezza e la devozione.
Il colore nel design e nella moda culturale
Nel design moderno, i colori vengono scelti con cura per evocare determinati messaggi e per rispecchiare le tradizioni culturali. Ad esempio, il rosso è spesso usato nel design cinese per evocare prosperità, mentre il blu in contesti europei ed americani è simbolo di fiducia e serietà. La moda, poi, è strettamente legata alla cultura e ai colori che vengono scelti per rappresentare particolari identità sociali o etniche.
In molte culture africane, i colori e i motivi delle stoffe hanno un significato profondo. I colori delle stoffe Kente, ad esempio, variano a seconda della tribù e della storia personale di chi le indossa, mentre in India il sari è tradizionalmente indossato in vari colori che segnalano il periodo della vita della donna (ad esempio, il rosso per il matrimonio, il bianco per il lutto).
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Il colore è un linguaggio visivo universale che, però, assume significati unici e variegati a seconda del contesto culturale. Dai simbolismi religiosi alle tradizioni popolari, passando per il design e la moda, il colore è un potente strumento per comunicare valori, emozioni e identità culturale. È fondamentale comprendere il significato dei colori in differenti contesti per apprezzare appieno la loro profondità e la loro bellezza nelle diverse tradizioni e culture.
I colori, con la loro potente simbologia, svolgono un ruolo fondamentale nelle tradizioni religiose e culturali di tutto il mondo. Ogni religione e cultura attribuisce significati profondi a determinati colori, che spesso sono legati a valori spirituali, credenze e pratiche rituali. L’uso dei colori non solo aiuta a creare un’atmosfera sacra, ma serve anche come strumento per comunicare concetti astratti come la divinità, la moralità, la purificazione e la protezione. In questo articolo esploreremo come i colori vengono interpretati nelle religioni principali del mondo e come sono stati utilizzati nei riti e nelle tradizioni.
Il significato dei colori nel Cristianesimo
Nel Cristianesimo, i colori svolgono un ruolo simbolico profondo, soprattutto nelle liturgie, nell’arte sacra e nei vestiti liturgici. Ogni colore ha un significato specifico, legato a particolari periodi dell’anno liturgico e a eventi religiosi significativi.
Bianco
Il bianco è il colore della purezza e della luce divina. È utilizzato nelle celebrazioni liturgiche più gioiose, come il Natale, la Pasqua e i matrimoni. Il bianco rappresenta la risurrezione, la gloria e la gioia.
Rosso
Il rosso è il colore del sangue, simbolo di sacrificio e passione. Viene utilizzato durante Pentecoste, la Settimana Santa e nelle celebrazioni dei martiri. Esso simboleggia anche la forza spirituale e l’amore divino.
Verde
Il verde è il colore della speranza, della vita eterna e della rinascita spirituale. È il colore della crescita e viene usato durante il periodo ordinario dell’anno liturgico, simboleggiando la crescita e la fede quotidiana.
Viola
Il viola è simbolo di penitenza, preghiera e umiltà. Viene utilizzato durante il periodo di Avvento e la Quaresima, rappresentando il tempo di preparazione spirituale e riflessione prima delle festività principali.
Giallo
Il giallo, come simbolo di luce, è associato al sole e alla gloria di Dio. Sebbene non venga usato frequentemente nelle liturgie, è comunque presente in molte rappresentazioni artistiche, come nell’iconografia dei santi.
Il significato dei colori nell’Induismo
Nell’Induismo, il colore ha un’importanza profonda, essendo legato alla spiritualità e alle divinità. Ogni colore è spesso associato a uno degli dei principali, a uno stato di coscienza o a uno stadio del ciclo karmico.
Arancione
Il colore arancione è strettamente legato alla divinità e alla spiritualità, ed è il colore tradizionale dei sacerdoti e dei monaci. È associato al dio Vishnu, alla conoscenza e alla realizzazione spirituale. Inoltre, l’arancione è un colore che simboleggia la saggezza e la rinuncia.
Rosso
Il rosso è il colore della fertilità, della passione e della prosperità. In molte cerimonie religiose, specialmente nei matrimoni, il rosso rappresenta la vita e la procreazione. È anche un colore sacro che simboleggia la protezione e viene spesso usato nei rituali di benedizione.
Bianco
Il bianco rappresenta la purezza, la pace e la trasparenza. In alcune pratiche religiose, il bianco è indossato durante i riti di purificazione e nei momenti di meditazione per rappresentare la purezza del cuore e della mente.
Verde
Il verde è simbolo di vita e fertilità. È associato al dio Krishna, ed è utilizzato nei templi per simboleggiare l’armonia con la natura e la divinità.
Il significato dei colori nel Buddhismo
Nel Buddhismo, i colori sono spesso utilizzati per rappresentare i vari aspetti della pratica spirituale e della via verso l’illuminazione. Ogni colore è legato a specifici insegnamenti e valori.
Arancione
Come nell’Induismo, l’arancione è un colore sacro anche nel Buddhismo, associato alla purezza mentale e alla rinuncia. I monaci buddisti indossano abiti arancioni per simboleggiare la loro dedicazione alla spiritualità.
Giallo
Il giallo rappresenta la conoscenza, la saggezza e l’illuminazione. È il colore che i monaci tibetani usano durante i rituali e simboleggia la ricerca della verità e la riconciliazione con il mondo.
Bianco
Il bianco nel Buddhismo è il simbolo di pace e purificazione. È il colore della consapevolezza e della serenità che si raggiungono attraverso la meditazione.
Blu
Il blu è associato al Buddha Amitabha e simboleggia l’infinito e l’immortalità. È anche un colore che rappresenta la profondità della meditazione e la calma interiore.
Il significato dei colori nell’Islam
Nel Islam, i colori hanno un’importanza simbolica che si lega alla spiritualità e alla bellezza divina. Mentre non vi è una codifica rigorosa dei colori, alcune tradizioni li associano a concetti fondamentali.
Verde
Il verde è considerato il colore più sacro nell’Islam, spesso associato al profeta Maometto. È simbolo di paradiso, protezione divina e benedizioni. È un colore che evoca pace e armonia ed è comunemente utilizzato nelle moschee e nelle bandiere dei paesi musulmani.
Bianco
Il bianco rappresenta la purezza e l’innocenza. È il colore che viene indossato durante il pellegrinaggio a La Mecca (Hajj), dove i pellegrini indossano il “ihram”, un semplice abito bianco per simboleggiare l’uguaglianza davanti a Dio.
Nero
Il nero ha un significato importante, specialmente nella Kaaba a La Mecca, che è ricoperta da un drappo nero chiamato Kiswah. Il nero è associato alla potenza divina e alla misteriosità di Allah.
Il significato dei colori nel Judaísmo
Nel Judaismo, i colori hanno un’importanza simbolica legata principalmente alla spiritualità e alla purificazione. Alcuni colori hanno un forte legame con i riti religiosi e i simboli ebraici.
Blu
Il blu è uno dei colori più sacri nel giudaismo e si trova nel “tzitzit”, le frange rituali che gli ebrei indossano. Esso rappresenta la presenza divina e il legame con Dio. È anche il colore che simboleggia l’infinito e l’eternità.
Bianco
Il bianco è il colore della purezza e della santità. Viene indossato durante Yom Kippur, il giorno dell’espiazione, e durante le celebrazioni più solenne come il Shabbat.
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I colori hanno un significato profondo e variegato nelle diverse religioni e tradizioni spirituali. Ogni colore, con le sue sfumature e il suo simbolismo, è un mezzo per comunicare idee spirituali universali, dai valori di purezza e amore alla protezione divina e all’illuminazione. Comprendere il significato dei colori nelle tradizioni religiose aiuta a apprezzare il loro potere spirituale e il ruolo che svolgono nel nostro rapporto con la divinità e l’universo.
Martedì 29 ottobre 2024 ha ripreso il via la Rassegna “DONATORI DI MEMORIE” organizzata dall’Associazione culturale RIACHUELO – PROLOCO SAN LORENZO, nella sede di Via dei LATINI 52 a Roma.
La manifestazione, che si protrarrà fino a martedì 3 dicembre, prevede la realizzazione di una serie di incontri e “feste” con personaggi che hanno attraversato il quartiere San Lorenzo in qualità di protagonisti o testimoni, lasciando un’impronta nella storia sociale e culturale di quest’angolo di Roma.
Storie importanti, alcune forse poco note, ma tutte finalizzate a una narrazione corale, genuina e senza infingimenti, di una zona sospesa tra arte, socialità e militanza.
Ciascun incontro, – video-registrato e conservato – si pone come un tassello necessario alla costruzione di un Archivio digitale capace di dar conto delle molteplici esperienze del quartiere.
Nell’evento dello scorso 23 ottobre,lafunzionaria archivista di Stato Caterina Arfè ha parlato dell’importanza della Archivistica e delle Fonti orali. È stato poi proiettato il documentario P-artigiano prodotto da Blue CinemaTV di Daniele Baldacci.
Il secondo incontro, tenutosi martedì 5 novembre, è stato dedicato a Biagio Propato, poeta on the road di San Lorenzo con proiezione del film Poeti di Nino D’angelo, proiettato al Festival del cinema di Venezia, del 2009. Testimoni sono stati studiosi, amici e parenti.
Protagonisti dell’incontro del 12 novembre saranno Giuseppe Sartorio, scultore del quartiere, detto “il Michelangelo dei morti”, misteriosamente scomparso nel 1922, e il villino da lui costruito su via Tiburtina. I donatori di memorie saranno, in questa occasione, l’erede saranno Margherita Mastropaolo e lo storico Andrea Amos Niccolini.
Il 19 novembre si terrà un incontro dal titolo A proposito del Pastificio Cerere, la Scuola di San Lorenzo. A raccontare sarà Roberto Gramiccia, medico, critico d’arte e amico, dai primi anni ’80, degli artisti del Palazzo e Alberto Dambruoso, storico dell’arte.
Il 26 novembre la ricercatrice Serena Donati ricorderà l’esperienza preziosa di Simonetta Tosi e la realizzazione nel 1976 a San Lorenzo del Consultorio autogestito.
Il 3 dicembre Mauro Papa sarà infine il testimone dell’esperienza politica del padre Urbano, autore della scritta “Eredità del fascismo, vergata su una delle pareti di un palazzo crollato sotto le bombe alleate del 1943.
La rassegna è realizzata con il contributo del Municipio Roma II – Assessorato alla Cultura
Il nuovo libro dell’acclamata scrittrice partenopea, che esplora l’incontro casuale in treno di Graziella e Francesco a prima vista appartenenti a mondi totalmente estranei, esce il 29 ottobre e sarà presentato con eventi a Napoli, Pesaro, Milano, Roma, Cassino.
Annella Prisco torna in libreria con la storia di un incontro ad alta velocità dall’intreccio inaspettato e avvincente. Si intitola “Noi, il segreto” ed è in libreria a partire dal 29 ottobre 2024, a quattro anni esatti dall’uscita del suo ultimo fortunatissimo romanzo, “Specchio a tre ante”, che è stato anche oggetto di traduzione.
È la storia intensa ed emozionante di Graziella, insegnante originaria di Atrani, il più piccolo dei borghi della Costiera amalfitana, raccontata con il solito stile scorrevole e delicato di Annella Prisco, che rivela man mano uno scenario stupefacente e ricco di colpi di scena, di introspezione e di profonde riflessioni.
Sposata con Gerardo, Graziella è una donna passionale e dinamica che decide di accettare l’incarico di docente in un Istituto scolastico lombardo, nonostante sia costretta a lasciare il paese natìo, in provincia di Salerno, per trasferirsi a Milano. Spesso nasconde un velo di solitudine e inquietudine, causato dai dubbi e dalle incertezze in cui è immersa da quando ha iniziato un nuovo lavoro e una nuova vita in un’altra regione.
«Il contesto – spiega l’Autrice – è quello della problematicità dell’esistenza, che attraversa una serie di eventi: dall’uomo misterioso che incontra sul treno all’amore per il marito, dalla tensione per la malattia del padre all’amicizia profonda con la collega Marta, dal legame con l’ucraina Tanya al racconto dell’orrore della guerra. Con lo sfondo di un’Italia che da Nord a Sud manifesta tutte le sue bellezze, tradizioni e tipicità».
Lo spessore dei personaggi, ben delineati nei loro tratti distintivi, si staglia persino sullo sfondo del monastero più famoso d’Italia, ricostruito dopo la distruzione a seguito dei bombardamenti alleati, l’Abbazia di Montecassino, preso in considerazione dall’Autrice come cornice della narrazione.
La conclusione della vicenda, che ha il ritmo incalzante delle tensioni emotive, sarà sorprendente.
Tanti gli eventi e le iniziative in programma per l’uscita del libro: il primo appuntamento è a Napoli, città natale dell’autrice, sabato 16 novembre alle ore 11 nel foyer del Teatro Diana. Gli altri incontri sono previsti a Torre Annunziata (Libreria Libertà, 29 novembre), Napoli (O’Book, 11 dicembre), Pesaro (Alexander Museum Palace Hotel, 13 dicembre), Milano (20 febbraio 2025), Roma (Libreria Minerva, 14 marzo 2025), Cassino, Salerno, Atrani e poi numerose altre tappe in calendario.
Pubblicato da Guida Editori, con acquerello in copertina di Vincenzo Stinga, il libro è distribuito da Messaggerie Italiane ed è acquistabile in tutte le librerie anche online e dal sito www.guidaeditori.it
Annella Prisco è scrittrice, critico letterario, manager culturale ed esperta in comunicazione e relazioni pubbliche. È componente di varie giurie di Premi letterari e collabora con diverse testate giornalistiche. Nel 2022 le è stato conferito il Premio Donne che ce l’hanno fatta, e nel 2024 il Premio alla carriera L’Iguana – Anna Maria Ortese. All’esordio come autrice nel 1998 con il romanzo Ricordi senza memoria, a quattro mani con Monica Avanzini, hanno fatto seguito Chiaroscuri d’inverno (2005), Trenincorsa (2008), Appuntamento in rosso (2012) e Girasoli al vento (2018), che hanno ricevuto riconoscimenti anche a livello internazionale.
Nel 2020 è uscito il romanzo Specchio a tre ante, che pure ha ricevuto svariate onorificenze. Nel 2023 il romanzo è stato tradotto da Elisabetta Bagli in spagnolo e pubblicato da Papel Y Lapiz con il titolo El espejo de Ada, ricevendo il premio Il Canto di Dafne – Libro internazionale dell’anno, il premio della Giuria Città di Cattolica e il primo premio Libro in lingua straniera “La Via dei Libri” in seno al Bancarella a Pontremoli.
Non possiamo sapere se sia già accaduto, ma di certo non è storia di tutti i giorni che un libro ispiri una canzone. Succede con “I giorni del mare“, nuovo singolo del cantautore Davide Mottola (dal 25 ottobre 2024 disponibile in tutti i digital store), ispirato al libro omonimo della scrittrice Caterina Adriana Cordiano, pubblicato nel 2019 da Pellegrini Editore.
Il libro, dato alle stampe pochi mesi prima che il Covid 19 facesse irruzione nelle nostre vite, pur ottenendo lusinghieri consensi di pubblico e di critica letteraria, non ha potuto godere naturalmente della giusta e capillare promozione; ma ecco ora improvvisamente nutrirsi di una nuova vita grazie al contributo artistico del cantautore romano, catturato dalle innumerevoli sfumature ed incursioni del romanzo.
Un uomo alla ricerca della sua identità, la fuga dalle delusioni e dagli intrighi che coinvolgono la sua vita affettiva e professionale, il distacco dall’inquietudine della città, la ricerca di un riparo segreto, l’abbraccio con le sue origini, con la vastità del mare, per poter placare i suoi turbamenti e ritrovare se stesso.
Da queste suggestioni, nasce il desiderio di Davide Mottola di tradurre in versi ed in musica questo percorso, nel quale ogni ascoltatore, come ogni lettore, può riconoscersi, identificarsi, o confrontarsi con la propria personalità, con la propria avventura umana.
Canzone e libro, in un inedito e straordinario abbraccio, viaggeranno in questo progetto, scritto e diretto da Gerry Mottola, giornalista e direttore artistico.
Un percorso denso di momenti, occasioni, incontri e confronti che avrà il suo inizio Venerdì 25 ottobre, alle ore 18.30, presso il Teatro della Dodicesima di Roma, con la presentazione del libro e del brano.
All’evento, promosso da Frammenti Sonori Associazione Culturale, in collaborazione con TamTam Cultura APS e Condi-Visioni.it, testata giornalistica on line, parteciperanno Caterina Adriana Cordiano, autrice del libro, Davide Mottola, autore e interprete del brano, Cettina Quattrocchi, Presidente Consulta della Cultura Municipio Roma IX, Gerry Mottola, autore del progetto.
Nello stesso giorno avverrà la pubblicazione del brano (prodotto da Gerry Mottola e Davide Mottola per la Long Digital Playing di Luca Bonaffini, con gli arrangiamenti di Edoardo Petretti) in tutti i digital store.
Successivamente, un’altra presentazione si terrà a Napoli nel mese di novembre, mentre per il mese di dicembre è in preparazione una serata evento a Roma che vedrà la partecipazione di importanti artisti ed autorità intellettuali. Un “concerto in viaggio” sulle note musicali, letterarie, poetiche, umane e sociali del libro e della canzone.
Alessandro Maiocchi, esperto di marketing, ha ricoperto ruoli manageriali nel settore industriale, della consulenza strategica e del’editoria in Italia e all’estero. Per un decennio Direttore Marketing e Corporate Affair quindi Direttore Business Development della Divisione Internazionale in un’azienda leader di impianti per il riciclaggio dei rifiuti. Dal 2013 lavora in un gruppo attivo nel settore enologico, agroalimentare e turistico, dapprima come EVP-COO e dal 2022 in qualità di Presidente e Amministratore Delegato, ruolo che attualmente ricopre. Membro del cda di aziende attive nel settore agroalimentare in Italia e negli USA. Dal 2017 E’ senior advisor di un gruppo americano attivo nel trading di commodities industriali, energetiche ed alimentari. Dal 2003 insegna marketing in corsi master universitari.
Introduzione all’economia circolare: Dott. Maiocchi, potrebbe spiegarci come l’approccio dell’economia circolare si distingue dal tradizionale modello economico lineare e perché ritiene sia cruciale per il futuro sostenibile del nostro pianeta?
L’economia “lineare” è tesa alla produzione, alla massimalizzazione della stessa occupandosi, se non marginalmente e sovente limitatamente, all’impatto dell’utilizzo delle materie prime e del risultato, dello scarto, della post produzione e del post consumo. Un modello dove esiste un inzio ed una fine e dove il prodotto una volta utilzzato non ha un ruolo se non quello di essere smaltito.
L’economia circolare è un modello “premeditante”, dove a monte della produzione le materie prime utilizzate, la loro reperibilità e sfruttamento, vengono valutate trovando strategie e processi di minimizzazione dell’impatto ambientale e a valle, pensando preventivamente a come riciclare, riutilizzare e in ultima analisi a smaltire il frutto della post produzione e del consumo.
Strategie aziendali per l’economia circolare: In qualità di CEO di Gruppo AGC, quali strategie specifiche ha implementato per assicurare che la vostra azienda operi secondo i principi dell’economia circolare?
A.G.C. opera prevalentemente in un settore, quello della produzione e distribuzione enologica, dove l’adozione di modelli di economia circolare sono diventati essenziali e cruciali. Il settore, anche in ragione dell’impatto del cambiamento climatico, è stato tra i primi a doversi confrontare con l’esigenza di adottare modelli produttivi “circolari”. Volendo dare un esempio concreto, in una delle realtà che partecipiamo “Fattoria Svetoni” si è cominciato insieme allo sviluppo di attività di riduzione dell’impatto ambientale un processo di impianto di nuove viti a partire da barbatelle autoctoneottenendo: riduzione e sostituzione chimica: piante più resistenti rispetto a condizioni ambientali avverse riducendo l’apporto di fitofarmaci, migliore gestione idrica, le viti con radici più forti e profonde sono meno sensibili agli stress idrici e consentono di limitate gli interventi di irrigazione di soccorso, infine l’innesto con barbatelle autoctone consente una migliore gestione del terreno, del suolo e previene perdite di biodiversità
Misurazione dell’impatto: Come misurate l’impatto delle vostre iniziative di economia circolare in termini di riduzione dell’impronta ecologica e benefici economici?
Riprendendo l’esperienza che citavo nella precedente domanda, aderiamo al Consorzio del Vino Nobile di Montepulciano, la prima e ad oggi, unica denominazione ad avere ottenuto la certificazione di sostenibilità secondo lo standard Equalitas. Il protocollo, molto impegnativo, indica un numero elevato di requisiti ambientali, tra i quali biodiversità, impronta carbonica ed idrica. Oggi siamo in grado di sapere l’impronta di carbonio e le emissioni di CO2 derivanti dalla produzione di ogni bottiglia. Da un punto di vista economico, le pratiche di economia circolare, ci consentono, oltre ad un premio economico per la qualità del prodotto anche di una significativa riduzione degli sprechi e dei costi derivanti dalla gestione dei residui.
Innovazione e tecnologia: Quali innovazioni o tecnologie ritiene saranno cruciali per promuovere l’economia circolare e i consumi sostenibili nei prossimi anni?
L’economia circolare “comincia” necessariamente nelle prime fasi del ciclo di vita del prodotto. L’ “ecodesign “ la progettazione di un prodotto (e del suo eventuale imballo) è fondamentale nella modalità di estrazione, ottenimento ed uso della materia prima necessaria e del volume di scarto generato che diverrà rifiuto. Quindi processi innovativi e tecnologie che assicurino durabilità, riparabilità, possibilità di aggiornamento e riciclabilità.
Un elemento cruciale è poi riposto nello sviluppo delle tecnologie verso i prodotti che generano residui definiti “hard to recycle” dalle plastiche ai rifiuti alimentari.
Barriere e sfide: Quali sono le maggiori sfide che le aziende e i consumatori devono affrontare nell’adozione di pratiche più sostenibili e come possiamo superarle?
Per le imprese la sfida è decisamente nell’adozione di nuovi modelli di business dove la massimizzazione dei profitti non risiedere più soltanto nella riduzione e minimizzazione dei costi e l’aumento dei ricavi; ma minimizzando l’uso delle risorse, massimizzando la vita utile dei prodotti e riducendo scarti e generazione di rifiuti. L’IW (Institut der deutschen Wirtschaft), l’istituto economico tedesco, definisce chiaramente i punti chiave questi nuovi modelli di business descrivendoli come “ modelli che si concentrano sull’abilitazione, la chiusura, la creazione o l’estensione di cicli produttivi, preservando il valore e conservando le risorse il più a lungo possibile mantenendo al contempo la competitività”
Le sfide per i consumatori sono decisamente legati ai comportamenti di consumo, dalla consapevolezza dell’impatto dei propri consumi interrogandosi sulle possibilità di riparazione e riutilizzo, alla fondamentale progressiva limitazione di consumi puramente “emozionali” , spinti cioè più dal desiderio di possesso che dalla effettiva necessità, e dalla adozione, ove possibile, di consumi “condivisi”.
Ruolo dei consumatori: In che modo i consumatori possono contribuire attivamente all’economia circolare e quali azioni quotidiane possono fare la differenza?
Accennavamo prima che la realizzazione dell’economia circolare implica numerose innovazioni. L’innovazione tecnologica non è l’unico motore, ma è certamente, in diverse situazioni un elemento chiave. In uno studio di qualche tempo fa elaborato per PBL, l’agenzia governativa olandese per l’impatto ambientale, l’economista Potting definiva tre cambiamenti per l’economia circolare connessi all’utilizzo della tecnologia e al comportamento dei consumatori nella catena del valore dei prodotti/servizi:
– Prodotti e servizi basati su nuove tecnologie con basso impatto sul comportamento dei consumatori, come le plastiche biodegradabili
– Prodotti e servizi dove la tecnologia ha un impatto relativo ma dove il comportamento dei consumatori è fondamentale, e l’adattamento a nuovi stili di consumo è il fattore chiave di successo. packaging-free ad esempio
– Prodotti e servizi dove il comportamento dei consumatori è fondamentale e dove anche la tecnologia è il fattore abilitante fondamentale, ad esempio i servizi legati alla sharing economy
Il ruolo dei consumatori è dunque quello di essere consapevoli che il successo delle tecnologie e dei processi innovativi e quindi nella piena realizzazione dell’economia circolare, è strettamente legato alle modalità di consumo.
Educazione e sensibilizzazione: Qual è l’importanza dell’educazione e della sensibilizzazione dei consumatori sui temi dell’economia circolare e quali iniziative o programmi avete sviluppato o sostenuto in quest’area?
Credo che l’errore che spesso, inconsapevolmente, si commette nella educazione e sensibilizzazione alla economia circolare sia quello di proporre modelli virtuosi ma razionali che si scontrano, spesso soccombendo, con gli attuali modelli di consumo, mossi in molti casi dall’emozione. Tutte le modalità e e forme di sensibilizzazione che abbiano come chiave quella della consapevolezza dell’impatto degli stili di consumo sono non solo necessarie ma fondamentali.
Per quanto riguarda le iniziative intraprese, il gruppo A.G.C. ha aderito e supportato diverse iniziative di sensibilizzazione sui temi della sostenibilità e della circolarità dell’economia. Ho prima accennato alla scelta compiuta ormai da qualche anno di pratiche concrete di riduzione dell’impatto ambientale, di consumo del suolo e dell’acqua e della preservazione della biodiversità. Comunichiamo ai consumatori chiaramente questa scelta e le motivazioni, organizziamo inoltre visite regolari per mostrare concretamente l’efficienza e l’efficacia delle scelte di sostenibilità, sensibilizzando all’adozione di stili di consumo consapevoli.
Collaborazioni e partnership: Potrebbe fornire esempi di come la collaborazione tra aziende, governi e organizzazioni non governative possa accelerare la transizione verso un’economia più circolare?
Mi piace ricordare “Spiagge di Vetro” un progetto nato in Campania che credo sia uno dei più concreti esempi di economia circolare che ha visto il coinvolgimento di Università, imprese, esercizi commerciali e amministrazioni. Da una idea, quella di rendere ancora più efficiente un ciclo già molto efficiente come quello del vetro, si è sviluppata con gli investimenti d’impresa e il know how accademico una piccola macchina capace di triturare i contenitori di vetro, contenendo circa 200 bottiglie in un bidonino di meno di 25 kg di sabbia di vetro. Si sono coinvolti prima nella sperimentazione, poi nell’adozione del sistema utenze commerciali (bar, ristoranti, pizzerie, mense, alberghi, centri commerciali, palestre), ospedali e amministrazioni comunali. I risultati sono stati una drastica diminuzione dei passaggi dei mezzi di raccolta, dello svuotamento delle campane, con migliore igiene di strade e spazi pubblici. Il vetro, ridotto in “sabbia”, trattato meccanicamente, viene impiegarlo oltre che nella industria vetraria in filtri per piscine, nel edilizia per sabbiature, impasti in calcestruzzo, realizzazione di pannelli fonoassorbenti e perfino nel ripascimento delle spiagge. La collaborazione tra soggetti diversi ha prodotto una riduzione dei costi energetici, dell’impatto ambientale dovuto alla logistica, e una efficace ed efficiente sostituzione di materie prime.
Politiche pubbliche: Quali politiche pubbliche ritiene siano necessarie per supportare e incentivare l’economia circolare a livello nazionale e internazionale?
L’Italia ha elaborato una strategia nazionale per l’economia circolare, nel 2021 ne ha definito le linee programmatiche includendo tutti gli elementi richiesti dalla Commissione Europea nell’ambito dell’Operational Arrangements del PNRR, in particolare:
un nuovo sistema di tracciabilità digitale dei rifiuti
incentivi fiscali a sostegno delle attività di riciclo e utilizzo di materie prime secondarie
una revisione del sistema di tassazione ambientale dei rifiuti per rendere più conveniente il riciclaggio rispetto al conferimento in discarica
sviluppo di centri per il riuso e individuazione di strumenti normativi ed economici ad incentivo degli operatori;
riforma del sistema EPR (Extended Producer Responsibility) e dei Consorzi
supporto agli strumenti normativi esistenti: End of waste (nazionale e regionale), Criteri ambientali minimi (CAM) nell’ambito degli appalti pubblici verdi. Lo sviluppo/aggiornamento di EOW e CAM riguarderà in particolare l’edilizia, il tessile, la plastica, i rifiuti di apparecchiature elettriche ed elettroniche (RAEE);
sostegno normativo e finanziario al progetto di simbiosi industriale
Credo che la trasformazione di queste linee guida in azioni e provvedimenti possano concretamente sostenere e accelerare la crescita dell’economia circolare.
Visione futura: Come immagina il futuro dell’economia circolare e dei consumi sostenibili nei prossimi 10 anni? Quali tendenze o cambiamenti prevede saranno più significativi?
Ritengo che l’adozione di modelli di economia circolare sia inevitabile. I prossimi 10 vedranno consistenti cambiamenti delle modalità di produzione e degli stili di consumo. Su questi ultimi bisogna fin da ora prestare particolare attenzione ed evitare fenomeni che rischiano di rendere poco efficaci e talvolta inutili i modelli di economia circolare. Mi riferisco ai fenomeni di “rebound”. Diversi studi hanno evidenziato come esista il rischio che prodotti sostenibili “provenienti da modelli di business circolari possano stimolare ulteriore consumo sia per i prezzi accessibili o bassi sia per implicazioni psicologiche. E’ il caso ad esempio dei telefoni cellulari ricondizionati che dovrebbero estendere il ciclo di vita del prodotto, e ridurre quindi l’impatto ambientale , in alcuni casi i consumatori continuano ad acquistare modelli nuovi aggiungendovi quelli ricondizionati.
Significativo quanto riferiva Pierluigi Zerbino ingegnere gestionale e ricercatore senior in Economia Circolare e Innovazione Digitale presso l’Università di Pisa in una recente intervista a Repubblica : “.. l’economia circolare non è intrinsecamente sostenibile, ma un mezzo per raggiungere la sostenibilità”, e ancora “e si pensa di massimizzare contemporaneamente la performance ambientale e quella economica sul breve periodo, forse si domanda troppo. La vera sfida inizia col fare tanta disseminazione ed evangelizzazione su comportamenti di consumo e su comportamenti di non-consumo”
“GUARDA L’AMORE CHE FA” e’ il titolo del nuovo evento organizzato in memoria del cantautore romano Enrico Boccadoro, scomparso nel Novembre del 2017, che si terra’ il 9 Giugno alle ore 21.00 presso il Teatro degli Eroi di Roma.
L’incasso servirà per supportare, tramite un app che si chiama SM-APP , le condizioni di vita delle persone affette da Sclerosi Multipla. Il tutto in collaborazione con il Policlinico Umberto I di Roma.
Sul palco si alterneranno artisti del mondo della musica e dello spettacolo , diretti dal regista Pier Luigi Nicoletti.
Il coordinamento dell’evento sarà a cura di Paola Nicoletti, Loredana Caracausi e Fabio Forlano.
La conduzione della serata sarà invece affidata al comico/presentatore Stefano Masciarelli . Ecco di seguito gli ospiti della serata: Francesca Alotta, Nadia Natali, Maria Corso, Franco Fasano, Davide Mottola, Alex di Luca, Valentino Prato e Fabrizio Gaetani.
Giorgia Bellini in prima persona ha sofferto di DCA e per questo ha deciso di voler dedicare la sua vita nell’aiutare tutte le persone che ne soffrono. Nasce così CORABEA: una startup innovativa che ha realizzato un percorso online personalizzato in base ai bisogni delle persone che soffrono di DCA con un’equipe di più di 30 esperti tra Psicologi e Nutrizionisti specializzati nel trattamento dei Disturbi Alimentari. I professionisti di CORABEA lavorano con un approccio multidisciplinare lavorando in sinergia tra di loro. Ogni esperto è tenuto regolarmente a fare formazione con i responsabili per garantire un servizio d’eccellenza. Gli esperti vengono selezionati dall’ equipe al fine di cercare di offrire la migliore qualità ed esperienza a tutti i clienti. Il servizio sarà dunque una applicazione innovativa, la prima in Italia, che offrirà supporto a chi soffre di DCA e verrà lanciata durante l’evento di sensibilizzazione del 15 marzo organizzato dal team alla Sala dei Notari a Perugia (Palazzo dei Priori), grazie al supporto del Comune, della Regione, della USLUmbria1 e dell’AFAS Perugia.
In questi giorni viviamo una recrudescenza delle tensioni internazionali e in molti parlano della Guerra come di una soluzione. Libia, Iran e Medio-oriente, come un grandissimo “Risiko” dove spostare pedine. Ma la guerra è altro, il significato della guerra è altro. Pubblichiamo un ricordo scritto da Giulio Moscardi.
La storia di Giulio, fratello di Luigi, mio nonno paterno, è una storia inaspettata, tragica, commovente, per certi tratti attuale.
E’ la storia di un ragazzo di Adria nella Grande Guerra,
falegname nella vita, mandato al fronte a 19 anni e morto a 25 per causa di
questa.
Mi è stato raccontato poco di
lui: che aveva fatto la guerra, che era un ardito e che era morto giovane. Come
se parlarne non fosse conveniente.
Immagine dall’Autore
La
Storia di Giulio: la medaglia di bronzo
Giulio, richiamato nel
settembre del 1916, viene trasferito in zona di guerra all’inizio del
1917, prima sulle prealpi Trevigiane e poi sull’altipiano di Asiago. Promosso caporale combatte, durante
l’11°Battaglia dell’Isonzo, sul monte Vodice a nord di Gorizia, dove la sua
brigata riporta perdite ingenti.
E qui viene decorato con la medaglia di bronzo perché, il 19 agosto 1917, come “portaordini del comandante di reggimento, e
più specificatamente in una azione offensiva, disimpegna con grande sprezzo del
pericolo tutti i difficili e rischiosi incarichi ricevuti, essendo di
incitamento ed esempio ai suoi compagni”.
La notizia della decorazione giunge ad Adria, riportata
nell’elenco dei decorati presente nel Corriere del Polesine. Giulio vive poi la
disfatta di Caporetto riuscendo a ripiegare oltre il Piave con il suo reparto
mentre suo fratello, mio nonno Luigi, verrà fatto prigioniero.
Giulio,
un ragazzo di Adria nella Grande Guerra: gli Arditi, la sentenza e la ferita
All’inizio del 1918 entra negli Arditi. Ma non vi
rimane per molto.
Succede un fatto. Mentre si trova nelle retrovie,
in provincia di Treviso, assieme ai commilitoni, una sera di maggio, si rifiuta “di eseguire l’ordine impartito di rientrare in camerata e di desistere
dal chiasso e dagli schiamazzi..”
Una “ragazzata” la definiremmo oggi: ma non all’epoca.
Giulio è condannato per ammutinamento a tre anni
di reclusione, degradato a soldato semplice, cacciato dagli Arditi e rinchiuso
in carcere.
Ma c’è bisogno di soldati: la pena potrà
scontarla successivamente; se sopravvive.
Viene spedito sul Grappa dove si combatte
ferocemente.
E’ un mattatoio. E sul Monte Pertica, il
29 ottobre del 1918, Giulio, degradato, condannato e consapevole di ciò che gli
aspetterà, seppur ferito dauna fucilata che gli sconquassa il polso
destro compie un’azione che gli varrà la
medaglia d’argento al valor militare. Va a medicarsi solo ad azione
conclusa.
Immagine fornita dall’Autore
La
Storia di Giulio: le cure e la motivazione della medaglia d’argento
Le cure sono lunghe e penose. A Modena nel 1919, nel
centro fisioterapico dove comunque sconta la condanna, l’esasperazione la fa da
padrona: per essersi rifiutato di entrare in prigione viene accusato di rifiuto di obbedienza.
Ad Adria, nella
sua Adria, fa ritorno solamente a maggio del 1920 debilitato e menomato nel braccio. Ha 23 anni; vive da solo in via
Orticelli dove continua a fare “forse
alla meglio il mestiere di falegname”, come scrive il medico che lo visita.
Nell’estate riceve finalmente la motivazione della medaglia d’argento per l’azione
sul Grappa: “rimasto ferito durante un’attacco
di una forte posizione nemica, seguitava a combattere. Scorta, per primo,
l’esistenza di una caverna, si dirigeva risoluto all’imbocco di questa,
riuscendo, con lotta di bombe a mano, a trarre i pochi prigionieri. Si recava a
farsi medicare soltanto ad azione ultimata”.
Arriva la motivazione non però la medaglia.
La
Storia di Giulio: la morte e la consegna della medaglia d’argento
Giulio, viste le proprie condizioni, inoltra domanda
per ottenere la pensione ”per aver
contratto ferite e malattie” durante
il servizio.
E’ un iter lungo. Viene disposta la visita medica
ma Giulio non fa a tempo: muore nella casa dei genitori in “Stradòn”, il
17.1.1923. Ha 25 anni.
Un anno dopo arriva la condanna per i fatti di
Modena ma la pena è “condizionalmente”
condonata.
Le cause del decesso sogno ignote. Il papà Carlo a
lungo scrive all’INAIL, al Comune di Adria, al Distretto Militare.
A gennaio del 1927, 4 anni dopo la morte, giunge
il responso: Giulio è deceduto per tubercolosi contratta
durante il servizio.
La medaglia
d’argento al valor militare viene finalmente consegnata al mio bisnonno Carlo
nell’agosto del 1927 dopo mesi di penose
e reiterate domande.
Di questa medaglia, non ricevuta in vita da
Giulio e che io ora conservo, nonsi è mai avuta notizia ad Adria.
Immagine fornita dall’Utente
La Storia di Giulio: il fare memoria
Il mio desiderio, con questo racconto, è di far
conoscere per intero la tragica storia di Giulio,
un ragazzo di Adria nella Grande Guerra.
Gratificante per me è stato il pensiero inviatomi
da Paolo Malaguti che ho avuto la fortuna di avere come lettore: “..l’azione del “fare
memoria”, in qualsiasi modo e con tutti gli strumenti, è da preservare e
potenziare da parte di ognuno di noi!….”
Ogni riga dei fogli matricolari, delle sentenze,
dei certificati medici, asettica nella descrizione dei fatti, mi ha posto di
fronte a scenari più ampi. Mi ha riportato a storie lette nei libri di Lussu, Salsa, Malaguti, tanto per
citare qualche autore, letture essenziali per comprendere fino in fondo quale
potesse essere il contesto e anche lo stato d’animo di Giulio.
Giulio, il papà Carlo e il fratello Luigi. Immagine fornita dall’Autore
La Storia di Giulio: le emozioni
Ricostruire quanto narrato ha suscitato in me emozioni
forti, intense. Spesso mi chiedo come abbia potuto Giulio resistere in scenari
così atroci: aicombattimenti, alla condanna, alle ferite, all’umiliazione. Come abbia
potuto sopportare condizioni estreme e psicologicamente devastanti ad un’età in cuioggi si è considerati dei “bambini” riuscendo, nonostante tutto, a
compiere azioni che gli sono valse due medaglie, cosa non comune per un soldato
non graduato in vita.
Concludo con un pensiero che descrive perfettamente la mia esperienza: “tu che porti il mio nome e parte del mio sangue ti scorre nelle vene ascolta il mio grido di verità. Che la tua bocca sia la mia bocca e renda onore alla mia memoria. Per anni ho sussurrato la mia preghiera e tu l’hai accolta e la porterai a compimento. E allora cesserà finalmente il rombo del cannone e l’unico assalto sarà il tuo pensiero che giungerà premuroso a me ”.
La Storia di Giulio Moscardi è stata raccontata anche in un libro che mettiamo qui, in formato ptt, a disposizione dei nostri lettori.
E’ possibile scaricare la storia di Giulio Moscardi in PDF seguendo il link.
Giorgia Salvucci ha conseguito la Laurea in Astronomia e Astrofisica presso l’Università La Sapienza e il Master di secondo livello in Scienza e Tecnologia spaziale presso l’Università di Roma Tor Vergata. Ha lavorato come investigatore dei marker trend dei satelliti in Thales Alenia Space Italia (TASI), autore principale e sviluppatore del progetto di ricerca vincitore del concorso regionale “Torno Subito”, in collaborazione con l’Università del Salento, sull’analisi dei dati della topografia satellitare, sull’applicazione delle tecniche di telerilevamento per monitorare le aree archeologiche e sulla gestione dei dati nel sistema GIS (Geographic Information System). Attualmente è sostenitrice dello sviluppo e del controllo dei prodotti di precipitazione del programma internazionale EUMETSAT – ITAF “Satellite application tool for supporting operational hydrology and water management (H-SAF)”.